Mbfg: non si esclude un ricorso a una procedura concorsuale

Per il Mariella Burani Fashion Group (Mbfg) potrebbe profilarsi il ricorso a una procedura concorsuale, come l’amministrazione straordinaria, nell’ipotesi in cui falliscano i negoziati con le banche per raggiungere un accordo sulla ristrutturazione del debito e non si proceda alla programmata ricapitalizzazione del gruppo. Titolo sospeso dalle contrattazioni a Piazza Affari a tempo indeterminato.
In un comunicato emesso ieri dal player di Cavriago (Re) si legge che “ il cda non può escludere la possibilità che, in caso di mancata conclusione dell’accordo di ristrutturazione o di un prolungamento delle negoziazioni” oltre il 16 novembre, data di convocazione della seconda assemblea, l’azionista di controllo Walter Burani “possa decidere di rinunciare ad aderire all’operazione di ricapitalizzazione della società”.
In questo caso, il consiglio di amministrazione “si troverebbe a dover valutare l’ammissione del gruppo a una procedura concorsuale, in conformità alle applicabili disposizioni di legge”.
Il 16 novembre si terrà in seconda convocazione - oggi c’è la prima, ma sarà disertata dal socio di controllo (vedi fashionmagazine.it di ieri) - l’assemblea che dovrà deliberare la proposta di delega al cda per l’aumento di capitale di massimo 100 milioni di euro in cinque anni, che comprende 83,5 milioni di nuove risorse per ripianare le perdite. La famiglia Burani, che controlla il 71% circa del capitale, si era impegnata a sottoscrivere la parte di sua competenza, circa 50 milioni.
Come riporta il sito Reuters.it, il gruppo presenterebbe i requisiti per un eventuale ricorso alla Legge Marzano sull’amministrazione straordinaria (come Ittierre, ndr), oppure potrebbe far ricorso all’articolo 182 bis della legge fallimentare, sull’esempio di Risanamento: secondo questa ipotesi, un’azienda in stato di crisi ha la possibilità di trovare autonomamente un’intesa con i creditori - purché siano il 60% del totale - su un piano di ristrutturazione che necessita comunque l’omologa del Tribunale. È necessario, però, un accordo con gli istituti finanziari.
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