Meno buyer italiani a Mifur: le certezze arrivano dall'estero

Si è chiusa ieri la 17esima edizione di Mifur, il salone internazionale della pellicceria e della pelle, che nei suoi cinque giorni di apertura a Fieramilanocity, ha registrato 14.566 ingressi. Resta stabile il numero complessivo degli stranieri ma crescono gli operatori da Russia e Medio Oriente, mentre calano del 12% gli italiani.
"Per vedere una ripresa degli acquisti interni attendiamo i risultati della cura del governo Monti: l'Italia deve soffrire per un certo periodo la mancanza di liquidità, ma l'interesse per la pellicceria non è diminuito. Il settore tiene comunque bene grazie all'export - ha spiegato Norberto Albertalli, presidente di Mifur -. Paesi come Russia, Cina, Turchia e Kazakistan sono tra i più interessati alla nostra produzione e si stanno risvegliando anche nazioni europee quali la Spagna e, ovviamente, la Germania. Qui in fiera, inoltre, ci ha sorpreso l'aumento dei buyer dalla Grecia, nonostante la crisi".
I visitatori dell'ex Urss hanno gradito il ritorno della fiera in città dopo alcuni anni a Rho-Pero, che ha favorito lo shopping in centro ma che, d'altro canto "ci ha penalizzato separandoci da Mipel e Micam, attive in contemporanea" ha concluso Albertalli.
In dettaglio, i 203 espositori del trade show hanno accolto, rispetto al 2011, l'11,5% in più di buyer russi, il +60% dall'Azerbaijan, il +14,63% dalla Bielorussia e il +35% dalla Lettonia. In flessione del 2,21% invece le presenze dall'Ucraina, mentre l'area asiatica è a segno positivo, con il +7,77% della Cina, il +3,52% della Corea del Sud, il +1,66% del Giappone e il +1,45% di Hong Kong. In ripresa l'America, con il +1,61%. Nel vecchio continente da segnalare il +7,59% della Germania, il +5,81% della Grecia, il +4,83% della Spagna, il +2,89% della Francia e il +1,12% del Belgio. I Paesi nordici mettono a segno un +45% complessivo.
Dal punto di vista delle tendenze, le collezioni presentate quest'anno sono caratterizzate dal colore e dalla mescolanza di pelliccia e di materiali diversi tra cui il cashmere, il camoscio e la pelle. Il prodotto più venduto resta il visone, soprattutto grazie alla sua duttilità, che lo rende glitterabile e colorabile, ma anche per la certezza sulla disponibilità di materia prima. Ispirandosi agli anni '50, i capi devono essere leggeri e corti, in tante varietà di rosa, ma declinati anche in una pallette di colori molto ricca, a partire dal blu navy e dal caramello.
c.le.
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