Menswear made in Italy: prosegue il trend positivo trainato dall'export

Dopo un 2007 chiusosi con ricavi per 8,65 miliardi di euro, in aumento del 5,9% sull'anno precedente, l'abbigliamento maschile made in Italy continua a registrare una tendenza positiva anche nei primi mesi del 2008. Lo conferma un'analisi di Smi, da cui emerge il benefico effetto delle esportazioni.
Nel bimestre gennaio-febbraio, infatti, l'export ha segnato un +7,3%, alimentato dal +15,8% derivante dai mercati extraeuropei, a fronte della debolezza dell'Europa a 27 Paesi (+0,2%). Particolarmente reattivi Russia (+33,2%) e Giappone (+23,4%), mentre negli Usa, nonostante la critica situazione congiunturale, il settore ha mantenuto le proprie quote (+0,4%). In Europa gli esperti di Smi segnalano le performance di Grecia e Francia (rispettivamente +7,6 e +2%) a fronte dei cali in Germania e Regno Unito (-6 e -3,1%).
Note positive arrivano dall'Istat, che nei primi quattro mesi del 2008 - per l'intero settore dell'abbigliamento esterno - ha riscontrato un +10,9% nei tassi di produzione, rispetto allo stesso periodo del 2007.
Anche lo scorso anno il menswear è stato sostenuto dalle esportazioni, che hanno superato il tetto dei 5 miliardi di euro, mettendo a segno un +6,8%, dopo il +2,6% del 2006. Il saldo commerciale è così passato da 983 milioni di euro a 1,42 miliardi. La domanda interna è invece salita dell'1,5% soltanto, riflettendo il basso clima di fiducia dei consumatori e il contenimento della spesa delle famiglie. Tra i settori più penalizzati si segnalano il vestiario esterno e la maglieria, mentre salgono camicie e cravatte. Guardando alla stagione autunno-inverno appena conclusa ha invece deluso l'abbigliamento classico, contro una tenuta dello sportswear.
A livello distributivo vincono le catene e il franchising e la Gdo, mentre soffre il dettaglio indipendente, che comunque mantiene il controllo della maggiore quota di mercato nazionale (oltre il 53% dei consumi).
e.f.
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