Micam: 1.600 espositori sfidano la crisi

Sta scaldando i motori Micam Shoevent, la fiera delle calzature in programma a Rho Pero da domani a sabato 19 settembre. Sotto i riflettori saranno 1.601 aziende (di cui 589 straniere), presenti con le collezioni per la primavera-estate 2010. I dati economici relativi al primo semestre del 2009 non sono certo incoraggianti, ma l’imperativo degli organizzatori è "approfittare di ogni spiraglio di ripresa".
”Il risveglio economico, se c’è, ancora non si vede nel settore”, ha esordito stamattina, in occasione della conferenza stampa di presentazione del salone, il presidente di Anci Vito Artioli. Stando infatti all’ultima rilevazione effettuata dall’ufficio studi dell’Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani, per il secondo semestre del 2009 il 50% degli intervistati ha previsto una sostanziale stabilità dell’evoluzione congiunturale, mentre un 40% ha ipotizzato addirittura un ulteriore peggioramento. Del resto, i numeri relativi ai primi cinque mesi dell’anno non dipingono certo uno scenario rassicurante, con esportazioni crollate in Paesi chiave, come gli Stati Uniti (-29,3% in valore), ma anche Russia (-25%) e Ucraina (-34,6%). Si sono salvate sorprendentemente solo la Grecia (+7,7% in valore) e la Spagna (+0,7% in volume, ma con un calo del 9,4% in valore). In generale, è meno pesante rispetto alla media la flessione delle vendite nei Paesi della Ue (-12,1% in volume e -1,3% in valore), grazie soprattutto alla relativa tenuta della Francia (-2,2% in volume e -1,3% in valore), risultato il nostro primo interlocutore commerciale nel periodo esaminato.
”Nel bimestre aprile-maggio le vendite di calzature sulle piazze estere hanno subito un brusco arretramento, superiore al 20%” - ha proseguito Vito Artioli -. Un calo che porta il dato riferito ai primi cinque mesi del 2009 a un decremento del 14,6% in valore e del 16% in volume”. Una dinamica negativa, ma meno penalizzante rispetto a quella dell’export complessivo italiano, diminuito tra gennaio e giugno di un 25% in valore.
Sul fronte interno la situazione appare meno preoccupante che oltreconfine: nei primi sei mesi gli acquisti delle famiglie sono scesi dello 0,4% in quantità e dell’1,1,% in termini di spesa, con prezzi medi in discesa dello 0,7%. Tuttavia, sottolinea lo studio presentato da Artioli, il secondo semestre è stato caratterizzato da un rapido raffreddamento dei consumi, con un -1,6% in volume e -3,2% in spesa.
Parlando del nostro Paese, il presidente di Anci ha voluto anche sottolineare quanto l’associazione stia monitorando con attenzione lo svolgimento del dibattito politico e legislativo generato dall’introduzione della legge 99 sul Made in, che ha spaccato l’imprenditoria italiana (vedi fashionmagazine.it del 4, 10 e 14 settembre). “Le voci di un possibile congelamento della norma ci preoccupano – ha detto Vito Artioli – perché verrebbe meno un importante strumento di pressione politica per far comprendere all’opinione pubblica e, in primis, alle istituzioni europee quanto sia fondamentale per il consumatore sapere dove è fabbricato un prodotto, qualunque sia la provenienza del marchio”. “Certamente – ha precisato – è altrettanto necessario evitare dannose sperequazioni tra le condizioni in cui operano le imprese italiane e quelle straniere e operare affinché la legge disciplini il tema del Made in a difesa del principio di trasparenza, chiedendo al contempo che venga esteso l’obbligo della marcatura di origine a tutte le realtà che operano sul nostro territorio, siano esse nazionali o estere”.
a.t.
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