Micam: il settore calzature ancora in fase interlocutoria

A due giorni dall’inizio di Micam, in programma dal 17 al 20 settembre nei padiglioni di Fiera Milano Rho-Pero per presentare le collezioni primavera-estate 2008 (1.672 le aziende espositrici, di cui 574 straniere, su una superficie record di 74.115 metri quadri), il settore calzaturiero tira le somme del primo semestre e azzarda qualche previsione per il prossimo futuro.
I dati economici rimandano ancora la ripresa, confermando il carattere “interlocutorio” dell’anno precedente, come lo ha definito Vito Artioli, presidente di Anci-Micam, stamattina nel corso della conferenza stampa di presentazione della manifestazione.
“L’aggravarsi di condizioni internazionali sfavorevoli – ha dichiarato Artioli - dal prezzo record del petrolio alla fase di debolezza statunitense, dalla bolla immobiliare alla crisi dei mutui subprime, ha vanificato gli ultimi due anni di risultati positivi vissuti dal comparto dopo un quinquennio molto critico”.
Nei primi cinque mesi del 2008, infatti, le esportazioni (dati ufficiali Istat), pari a 107,6 milioni di paia, sono scese del 6% in volume, pur con un aumento del +3,2% in valore. In crescita (+9,9%) anche il prezzo medio al paio, a quota 26,86 euro.
“Incrementi che – ha precisato Artioli – indicano il proseguimento e il rafforzamento di processi di innalzamento della qualità e della creatività, nonché gli sforzi delle imprese, volti a un costante rinnovamento e al riposizionamento sui mercati”. L’analisi delle performance dei singoli Paesi di destinazione delle esportazioni di prodotti italiani evidenzia andamenti contrastanti: decise flessioni si sono registrate in nazioni colpite da una forte recessione come Germania (-17% in volume), Francia (-14,4%) e Regno Unito (-21%). Gli acquisti dagli Stati Uniti hanno avuto un decremento del 23% in quantità e del 14,7% in valore, “segno che – ha commentato Artioli – pur diminuendo gli acquirenti, chi compra aumenta la propria percezione del valore del prodotto italiano e quindi la propensione a una maggiore spesa unitaria”. Le calzature in pelle rappresentano quasi il 65% dei flussi in uscita.
Rallentano anche le importazioni, da inizio 2008 pari a 180 milioni di paia - 12,8 milioni in meno rispetto allo stesso periodo 2007 -, calate del 6,6% in volume (+0,3% in valore) con un aumento del prezzo medio del 7,4%. Si tratta di un indice chiaro di un rialzo dei costi interni, soprattutto nelle aree del Sud-Est asiatico. La Cina (-12% in quantità) guida la classifica. La segue il Vietnam con un +17%, imputabile probabilmente al fatto che i dazi per le importazioni in Italia da questo Paese sono solo del 10%, contro il 16% stabilito per le merci provenienti dalla Cina. Forte è la flessione anche per la Romania (-21%), segno che iniziano a venire meno i vantaggi competitivi legati al minor costo del lavoro, con il conseguente spostamento dei processi di delocalizzazione in aree più competitive come la Serbia.
Il saldo positivo del settore si è attestato a 1.540 milioni di euro, con un +5,9% rispetto allo stesso periodo del 2007.
l.sc.
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