Milano Fashion Global Summit: nicchia o numeri?

Nicchia o numeri? È la domanda che ha dato il titolo al Milano Fashion Global Summit svoltosi oggi a Palazzo Mezzanotte. “Ma di nicchia si vive o si muore?” ha chiesto provocatoriamente il presidente della Camera della Moda Mario Boselli in apertura dei lavori. I relatori, soprattutto noti imprenditori e manager del lusso, hanno cercato di dare una risposta.
Durante il meeting, organizzato da Class Editori in collaborazione con The Wall Street Journal e la Camera Nazionale della Moda Italiana, Patrizio Bertelli del Gruppo Prada ha parlato dell’ingresso della finanza nel mondo della moda nel corso degli anni Novanta. “Un ingresso così dirompente - ha detto – che ha distratto gli imprenditori e creato instabilità, perché gli analisti finanziari usano strumenti estranei alla moda in quanto le loro analisi non contemplano due elementi fondamentali: il tempo e la storia. Il marchio deve sapere entrare nell’immaginario collettivo dei consumatori e per poter fare questo occorre tempo”. Le vere nicchie secondo Bertelli sono i piccoli artigiani, che vanno supportati e difesi, perché senza di loro non possono esistere i grandi marchi: la piccola e media impresa è un capitale che è presente in Italia e che andrebbe preservato a livello di scelte sia politiche sia industriali, puntando su produzioni di alto valore aggiunto per bilanciare gli alti costi del lavoro.
Un tema, quello di una struttura industriale concentrata su articoli ad alto valore aggiunto, su cui è tornato Lorenzo Bini Smaghi, membro dell’Executive Board della Banca Centrale Europea. Bini Smaghi ha anche tracciato le prospettive di sviluppo del mercato europeo all’interno della ripresa mondiale: una crescita sicuramente più lenta di altri mercati, ma stabile perché la Bce è impegnata a contenere l’inflazione e potrà quindi mantenere tassi di interesse piuttosto bassi nella speranza che ripartano i consumi. Il vero male dell’Europa sta nella mancanza di fiducia nel futuro dei consumatori, anche a causa del progressivo invecchiamento della popolazione.
Maurizio Tamagnini di Merrill Lynch ha posto l’accento sul fatto che le aziende italiane stanno andando nella giusta direzione per cavalcare la ripresa in quanto si sono focalizzate sui brand che hanno davvero potenzialità di crescita, disinvestendo da quelli meno strategici. Altra nota positiva secondo l’head of Merrill Lynch Italy (e vice chairman Europe) è il “ringiovanimento” dell’imprenditoria del lusso nazionale. L’aspetto negativo ancora da superare è, invece, la piccola dimensione delle aziende.
Il presidente dell’Ice Umberto Vattani ha parlato degli sforzi fatti per difendere il sistema dalla contraffazione: 12 uffici nei luoghi più pericolosi per la produzione di falsi e un accordo con la Guardia di Finanza sono i passi concreti fatti in questa direzione.
Mikhail Kusnirovich di Bosco di Ciliegi ha invitato gli imprenditori ad affrontare il mercato russo con una visione a lungo termine, senza “spingere troppo, se no - ha detto - facciamo i numeri ma senza la profondità e la qualità del vero lusso”. E ha portato ad esempio il lavoro del suo gruppo, che sta investendo non solo sul retail in senso stretto ma anche sull’ambiente: negozi, ma anche ristorante, spa, palestra e persino una clinica dentistica all’avanguardia.
Luca Cordero di Montezemolo ha citato la case-history di Ferrari, un prodotto di nicchia, incentrato sull’esclusività ma con una dimensione mondiale, e di Fiat Punto, un’auto capace di regalare emozioni di guida pur nei grandi numeri.
Secondo Patrizio di Marco di Bottega Veneta il vero lusso sta nel limitare il numero di pezzi che l’azienda mette in vendita, per garantire al consumatore di non inflazionare il prodotto.
Diego Della Valle è tornato sul problema posto da Bertelli: non si fa vero lusso senza investire a lungo termine. Anche un’azienda quotata come Tod’s non deve crescere ai danni del brand solo per presentare una bella trimestrale. “Essere piccoli – ha detto ancora il patron di Tod’s - non è un problema. È essere piccoli e non eccezionali che diventa un problema: oggi bisogna essere eccellenti e percepiti come tali, ovvero occorre puntare sulla riconoscibilità del marchio”. La parola fondamentale diventa quindi coerenza in tutte le scelte aziendali: solo così lusso e grandi numeri non entrano in contraddizione.
c.mo.
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