Milano Moda Donna: i buyer promuovono il made in Italy

I compratori stranieri, e in particolar modo gli americani, applaudono alle sfilate milanesi. Gli italiani, come sempre più critici, si dichiarano abbastanza soddisfatti. Certo nessuno parla di collezioni volgari, prendendo le distanze dagli attacchi della stampa anglosassone. I budget nel complesso sono confermati.
“Siamo molto contenti di ciò che è stato presentato a Milano – conferma a fashionmagazine.it Ken Downing, fashion director di Neiman Marcus, con sede a Dallas -. Stavamo cercando nuove idee per stimolare la nostra clientela e qui non sono certo mancate. Oltre a belle collezioni con personalità, a piacevoli colori e stampe, ci sono piaciuti tanto gli accessori, in special modo le handbag”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Stephanie Solomon, fashion director di Bloomingdale’s, che definisce “great season” quella andata in scena a Milano Moda Donna. “A livello di tendenze sono due i temi principali della prossima estate - spiega Solomon -. Uno è quello sexy e strong, l’altro soft e romantico. C’è poi chi, come Dolce & Gabbana e Roberto Cavalli, ha mixato questi trend, all’insegna di femminilità e mascolinità, ottenendo un ottimo risultato”.
“Un gioco di contrasti continuo, anche nella palette cromatica e nei materiali, così come nell’underwear portato stile outerwear, che sarà sicuramente apprezzato dal mercato - prosegue Solomon -. Le donne, infatti, un giorno si vestono in un determinato modo, mentre l’indomani magari optano per l’opposto”.
Più contenuto il tono dei dettaglianti italiani, che tradizionalmente devono fare i conti con i loro negozi multimarca indipendenti e non con le sinergie delle grandi catene di department store: “A Milano si è respirato un clima complessivamente positivo, sono abbastanza soddisfatto - dice Beppe Angiolini, presidente della Camera dei Buyer e titolare delle boutique Sugar ad Arezzo -. È difficile dire cosa andrà di preciso, perché sono tante le tendenze presentate. Credo però che sia emerso un chiaro messaggio di modernità: la gente ama indossare ciò che vuole, desidera sentirsi libera. E poi spetta a noi negozianti adattare l’offerta ai nostri punti vendita, personalizzandoli”.
“È comunque fuori discussione che non abbiamo visto nulla di volgare: anzi trattandosi di collezioni estive, forse questa edizione è stata più morigerata di altre - precisa Angiolini -. Non comprendo pertanto l’attacco di Suzy Menkes e della stampa anglosassone”.
Altri commercianti italiani avrebbero auspicato, invece, un po’ più di concretezza: “Credevo che in un momento come questo gli stilisti avrebbero proposto capi più portabili, da indossare tutti i giorni – fa notare Cesare Tadolini, titolare dei negozi L’Incontro a Modena -. Invece hanno sfilato, tranne qualche eccezione, un eccesso di corto, anzi cortissimo e di trasparenze, insieme ad abiti da cocktail e da sera. È giusto che si cerchi di vendere un sogno, ma mai come adesso bisogna riuscire ad accontentare anche la realtà del cliente”.
e.c.
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