Milano Moda Donna: i commenti "a caldo" dei buyer

Prada, Giorgio Armani, Marni, Alberta Ferretti, Anna Molinari e Missoni: sono positivi i primi pareri dei buyer sulle sfilate femminili per il prossimo autunno-inverno. Collezioni che giustamente puntano sempre di più su creatività, lusso ed esclusività. Non possono fare altrimenti, visti i prezzi vertiginosi di abiti e accessori, in continuo aumento. Secondo le prime indiscrezioni i budget saranno confermati.
“Esisterà un limite all’aumento dei prezzi?”, si chiede la maggior parte dei campratori arrivati numerosi a Milano. Una risposta vera non esiste. Anche se di giustificazioni se ne possono trovare tante, come tirare in ballo il super euro. Ma ormai, dopo tre anni di crisi del biglietto verde, i buyer americani - e tutti coloro che acquistano con valute legate al dollaro - il callo agli aumenti se lo sono fatto.
Saranno, allora, le spese di spese in comunicazione che gravano sui prezzi. Oppure, i costi dei mega negozi d’immagine. Secondo una ricerca realizzata da Nielsen Media Research sugli investimenti pubblicitari in Italia dell’area trasversale del lusso "allargato" nel 2004, la moda ha rappresentato ben il 25% della spesa totale, con un budget di 103 milioni di euro.
Ancora: parte della colpa è dei resi e delle rimanenze sempre più onerosi, a causa della continua contrazione degli effettivi tempi di vendita di ogni stagione. Non è un caso, infatti, che fioriscano ovunque outlet center: perfino in Cina, dove i consumi di moda sono agli albori. Sta di fatto che un po’ tutti i retailer del mondo stanno cercando di fronteggiare il problema dei cartellini di vendita alle stelle.
“Siamo soddisfatti dell’andamento positivo del nostro mercato – commenta un portavoce di Saks Fifth Avenue -. Però adesso è indispensabile puntare sui nomi che garantiscono creatività, qualità e notorietà, stando comunque attenti ai prezzi”.
In Italia, nonostante le vendite primaverili siano partite abbastanza bene, molti titolari di plurimarca si lamentano che la maggior parte della clientela del nostro Paese non può più permettersi di acquistare le prime linee. Di contro, stilisti e aziende continuano a mantenere budget troppo elevati.
E allora? Fino a non molto tempo fa, veniva in aiuto di una fetta di dettaglianti italiani il mercato parallelo - un fenomeno del quale nessuno parla volentieri - che ultimamente invece si è ridotto notevolmente.
Adesso, però, si stanno materializzando altre forme di “salvagenti” per le vendite. Arrivano, per esempio, le “accompagnatrici” dello shopping, anche in vista dell’ondata di turisti attesa dal Far East: quest’anno almeno 10 milioni di cinesi visiteranno Europa.
Sono signore/signorine straniere, spesso russe, che parlano l’italiano e conducono le loro connazionali, ma non solo, a fare acquisti nelle boutique plurimarca, anche in quelle disseminate nella provincia: l’importante è che vendano le griffe di loro interesse. Come Dolce & Gabbana, Gucci, Christian Dior, DSquared…
Un servizio che viene pagato bene: il 10% del conto (che di solito è almeno di 10.000 euro). Somma che le signorine in questione ritirano discretamente prima di lasciare il negozio o che risquotono la volta successiva.
L’“informalità” di questo pagamento esclude però, per ovvi motivi, dal business i negozi monomarca delle grandi città, gestiti da direttori e non da titolari indipendenti.
e.c.
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