Milano Moda Uomo: Jil Sander allunga le giacche, viaggio alle pendici dell'Etna per Dolce & Gabbana

Milano Moda Uomo si è aperto l'altro ieri con un calendario a ritmo sostenuto fin dall'inizio. Da Corneliani è tutto un fiorire di nappa plongé, che si declina perfino sulle espadrillas: le maglie hanno intrecci fiammati sui toni del tortora e del grigio, mentre gli impeccabili completi mono e doppiopetto sono accompagnati dal gilet. La palette è asciutta come la silhouette. Il ritorno di Jil Sander ha coinciso con l'allungamento della giacca.
Questo caposaldo del guardaroba maschile diventa una redingote, ma perde le maniche. I bermuda al ginocchio dividono la figura in tre altezze, mentre i cardigan e le maglie con mondrianature sono twin-set, dove i grafismi si replicano anche sulle camicie. Negli abiti bicolori i toni del pantalone s'innestano sul davanti della giacca dai revers piccoli e con l'abbottonatura alta.
Da Ermenegildo Zegna a prima vista si è attratti dalla stampa tropical che campeggia sulla passerella e che tornerà sui pantaloni e sulle camicie, poi l'occhio si focalizza sulla giacca dai revers ampi, le spalle insellate e il punto vita tendente al rialzo. La pièce de résistance è l'abito doppiopetto in taffetà di seta, mentre le polo super-sottili sono il giusto contraltare informale al formale del completo.
Da Costume National Homme nulla è ciò che sembra. Le giacche sono sovrapposte ai giubbotti o ricoperte di tessuto, la T-shirt è inglobata nel cardigan garzato, la pelle è spalmata sulla sahariana. È una moda in divenire, dove la ricerca è l'unica via percorribile per innovare.
Le stampe con pupi e carretti siciliani impattano lo sguardo sulla passerella di Dolce & Gabbana, ma poi l'attenzione si appropria delle giacche doppiate in garza e chiffon e dei pantaloni ampi, con le pince in evidenza. L'insieme è un fotogramma alle pendici dell'Etna. Da Burberry Prorsum bagliori fluo si riverberano sulle metallizzature di trench, caban e camicie. I giubbotti, gonfiati e ingobbiti, sono divisi in due da una nervatura sulla schiena, che li fa assomigliare a un bozzolo in procinto di schiudersi.
Donatella Versace sale sul ring e immagina un match tra passato e futuro, dove i pugili sfoggiano over décor da antichi gladiatori, anche con riverberi a 18 carati. Le giacche perdono le maniche ma guadagnano i bermuda. Chi si divide fra Dickens e l'India coloniale è Carlo Pignatelli: invaghito delle atmosfere ottocentesche, lo stilista si destreggia tra un completo da sposo indiano, con lunga tunica e giacca ricamata, e uno smoking candido profilato sui revers. Organze dévoré, gilet operati e bottoni gioiello sono la quintessenza del lusso. Philipp Plein ruggisce, romba, tuona e supera la soglia dei decibel con i suoi biker in pelle intrecciata, accompagnati da costumi da bagno, i caschi da moto leopardati e punzonati e i revers pitonati delle giacche. I teschi incandescenti accendono le schiene delle T-shirt.
g.d.b.
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