Milano Moda Uomo: i primi pareri dei buyer

Per l’estate 2006 i compratori chiedono collezioni con un evidente valore aggiunto, in termini di creatività e qualità. I primi commenti sulle sfilate sono positivi, ma non estusiastici. Consensi, oggi, in particolar modo per i fashion show di DSquared e Gucci.
Fino dalla prima sfilata in calendario, quella di Jil Sander di domenica mattina, tutti i bei nomi del retail internazionale erano già presenti: Saks Fifth Avenue, Neiman Marcus, Bloomingdale’s, Selfridges, Harrods, Joyce, Isetan, solo per citarne alcuni.
A dimostrazione che, al di là di tutte le problematiche economiche mondiali, del caro euro, delle ristrutturazioni e dei cambi di poltrone in atto in molti department store, le sfilate milanesi continuano a mantenere una grandissima attrattiva.
“Senza dubbio, il made in Italy resta il business principale di Saks – conferma un portavoce della nota catena di store, con sede a New York –. In generale siamo alla ricerca di prodotti di tendenza: moderni con un ‘twist’, un tocco in più, sempre con un occhio di riguardo nei confronti dei prezzi”.
“Vogliamo inoltre incrementare il settore ‘contemporary’: quello delle collezioni più sport e giovani delle prime linee e che hanno anche cartellini di vendita più contenuti – aggiunge il portavoce – così come investiremo nell’e-commerce, perché lo shopping via Internet ha ancora un elevato margine di sviluppo”.
In generale un po’ tutte le insegne della moda, dai grandi store americani e orientali, ai multimarca italiani stanno cercando di affrontare le innegabili difficoltà di mercato, rinnovandosi e mettendo in atto strategie sempre più personalizzate.
“Sono arrivato a Milano con una buona dose di ottimismo – dice Gigi Tropea degli omonimi negozi a Catania – perché questa stagione ho lavorato bene: è stato premiante fare scelte di ricerca, offrire articoli diversi dal solito. Infatti, ormai, alla clientela piace sentirsi chiedersi ‘di chi è questo?’ Ovvero: non ama indossare capi che si riconoscono a priori”.
D’altra parte il problema è sempre lo stesso, come fanno notare molti compratori: “Le prime linee per avere un successo commerciale devono essere creative, di qualità e non omologate: prerogative difficili da mantenere soprattutto per la primavera-estate”.
“Mentre i capi invernali è più facile che giustifichino per materiali e lavorazioni i prezzi elevati, quelli estivi no – sottolinea Roberto Pedemonte dei punti vendita Bini Silvia a Viareggio –. Il rischio è che i prodotti, oltre a non avere una propria identità, sembrino quelli che ormai si trovano sulle bancarelle. Eppure costano, eccome! Considerando, tra l’altro, che l’acquisto medio di un giovane si aggira tra i 175 e i 270, è chiaro che può permettersi un solo capo d’abbigliamento o un accessorio firmati e per il resto si rivolge altrove”.
A soli due giorni dall’inizio di Milano Moda Uomo, i buyer si astengono da dare giudizi definitivi sulle proposte moda per la prossima stagione.
Anche se domenica non sono mancati apprezzamenti per Dolce & Gabbana, che ha puntato ancora una volta sul binomio immagine forte e indiscussa commerciabilità e applausi per Gianni Versace, che ha confermato a pieno titolo di avere imboccato la strada del vero rilancio.
Commenti positivi pure per la sfilata “intellettuale” di Antonio Marras, il look disinvolto di Ermanno Scervino e gli abiti tra l’understated e il moderno di Prada.
Oggi i buyer hanno promosso le collezioni DSquared, D&G, John Richmond e Gucci.
e.c.
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