Milano Moda Uomo: il disinvolto omaggio all’arte pop di Iceberg

Le opere di Keith Haring, Marco Lodola, Giorgio Chiesi e Stephen Sprouse hanno fornito a Paolo Gerani, direttore artistico del marchio e appassionato collezionista di quadri contemporanei, gli input stilistici per una collezione dalla spensierata impronta understated.
Rispetto alle passate stagioni, il brand di casa Gilmar ha però preferito non calcare la mano su citazioni iconografiche troppo riconoscibili e su coloriture particolarmente aggressive, preferendo concentrarsi su accenni cromatici meno urlati e riferimenti art-inspired più filtrati, con tasselli intarsiati e riquadri grafici in polo position.
L’immagine che ne deriva è sciolta, ariosa, spensierata e volutamente informale, anche quando la collezione interpreta l’abito formale e lo smoking rifinito in raso e realizzato non a caso in maglia. Prevalgono i toni neutri con i beige e i grigi freddi in testa, ravvivati da piccoli accenni di turchese, blu royal, giallo pallido e verde bandiera. Molto rappresentati sono stati sulla passerella della Pelota, allestita come un moderno museo d’arte, i giubbini e i bomber in morbida pelle che scelgono, come alcuni pull a mezza manica, decolorazioni non troppo estreme e digradanti sfumature effetto dirty. E se il knitwear sceglie pesi super fini e (soprattutto nelle sahariane mandate in pedana) riusciti accoppiamenti con tipici tessuti da camicia, il denim opta per sbiancature e permanenti giochi di pieghe pressate.
r.m.
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