Milano Moda Uomo: il disordine rock dei "wild boys" di John Richmond

Segna un effervescente ritorno alle origini la nuova collezione maschile del marchio prodotto in Italia da Saverio Moschillo che, tra echi anni Ottanta, spunti neo-militari e cimiteriali provocazioni post-punk, riporta in auge i jeans strappati.
Domenica scorsa lo show dello stilista inglese, ritmato dalle più celebri hit dei Duran Duran (da “Notorius” a “The reflex”, da “The wild boys” a “Boys on film”), è partito ingannevolmente con una serie di outfit che, se non fosse stato per le maniche negligentemente rimboccate delle camicie presentate e per gli orli dei pantaloni esibiti con gli orli arrotolati, davano quasi la sensazione di un’insolita virata perbenista, da studentello della West Coast per niente alternativo, ma attratto da un casualwear di gusto classico e da pacati colori pastello.
Si è trattato però, e proprio non poteva essere altrimenti, di un abbaglio, perché dopo questo esordio sottotono lo scenario ha assunto una diversa fisionomia con una serie di capi neomilitaristi che riproducono (in versione slavata e spiegazzata) la tipica stampa camouflage su leggeri tessuti in Principe di Galles e su pantaloni a caduta morbida.
Poi è toccato alle fantasie effetto dripping, alle T-shirt graffitare che inneggiano alla “pure energy”, alle maglie maltinte e parzialmente sporcate riscaldare l’atmosfera della sfilata dove le grintose declinazioni dello stile di Savile Row delle scorse stagioni hanno lasciato spazio ad anarchici mix décontracté e a dinamici giochi di stratificazioni nel segno del rock con espliciti richiami al guardaroba di Elvis Presley (ripensato in chiave “electro”) e al punk degli anni Ottanta.
Ecco quindi i giubbini smanicati in nerissima pelle traforata, le immancabili T-shirt e i tuxedo tempestati di borchie e di perline, le cimiteriali giacche patchwork che assemblano crocifissi di diverse dimensioni e un grande ritorno: il jeans in versione sabbiata, used e "impreziosita" da rammendi e filamentose lacerazioni.
r.m.
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