Milano Moda Uomo: parlano i buyer

Giornate molto calde per le sfilate maschili e non solo per l’arrivo improvviso dell’afa estiva. Milano ha accolto compratori e stampa internazionali con un calendario ridotto a quattro giorni, ma che non sta presentando particolari intoppi. I primi commenti dei buyer internazionali evidenziano una situazione composita: i problemi sul tavolo non sono pochi, ma non è il momento di drammatizzare (nella foto, la passerella di Ermanno Scervino).
Feste e opening di nuovi store - a partire dal debutto della prima boutique italiana di Tom Ford, il cui concept sarà svelato solo questa sera - contribuiscono a rendere l’atmosfera della kermesse particolarmente dinamica e coinvolgente.
Tutto nella norma, dunque? Non proprio: si tratta infatti di una calma apparente. L’euro continua a essere troppo alto e chi acquista in dollari, nelle valute legate alla banconota verde e in yen sopporta questo onere sempre più a fatica. Anche perché il caro prezzi deve fare i conti con la crisi economica e finanziaria che, a vario titolo, sta coinvolgendo numerosi Paesi di sbocco del made in Italy: dagli Stati Uniti al Giappone passando per l’Europa, Italia compresa (ma anche la Cina sta patendo per il gravissimo terremoto che l’ha colpita).
Crisi di cui tutti sono a conoscenza e che in molti stanno fronteggiando, ma della quale spesso i buyer non amano parlare, forse per scaramanzia. D’altra parte, anche molte aziende fanno orecchie da mercante - come tengono a precisare numerosi retailer - cercando, nonostante tutto, di aumentare i budget.
“Ma perché dobbiamo rimetterci sempre noi? - si chiedono alcuni dettaglianti -. Se il mercato soffre, l’intera filiera deve condividere la perdita e non soltanto l’ultimo anello, quello della distribuzione”. La coperta è infatti sempre più corta e, a seconda di chi la tira, c’è sempre chi resta insoddisfatto. “Di difficoltà ne abbiamo affrontate tante e, pertanto, supereremo anche questa - commenta con ottimismo Burton Tansky, presidente e ceo di The Neiman Marcus Group con sede a Dallas -. La situazione è quella che è, ma dovrebbe migliorare nel 2009, anche se è difficile fare previsioni”.
Mai come in questo momento il made in Italy deve dare il meglio di sé. “La nostra clientela continua comunque a richiedere capi speciali, in grado di suscitare emozioni, come quelli che spesso troviamo nel Belpaese - ribadisce Patrick Russ, responsabile moda uomo di Neiman Marcus -. Sul fronte budget, saremo ‘very conservative’”.
Ai problemi economici reali si aggiungono impasse a livello psicologico: “Le vendite sono rallentate dopo il terremoto che ha colpito parte della Cina mainland perché si è diffuso un mood negativo - fa notare David Hong patron di The Swank Shop a Hong Kong -. È chiaro che non si tratta di effettiva mancanza di denaro, ma la gente adesso spende con più attenzione e probabilmente manterrà questo atteggiamento per tutto l’anno”. Sul fronte delle proposte moda, i buyer preferiscono attendere la fine della manifestazione per dare un parere definitivo, che finora è comunque nel complesso positivo.
e.c.
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