Mise all’insegna della sobrietà per la prima del "Don Carlo" al Teatro alla Scala

Applausi ma anche fischi per la prima del “Don Carlo” che ha aperto la Stagione d’Opera e Balletto del Teatro alla Scala il canonico giorno di Sant’Ambrogio. I venti di crisi investono la scenografia, severa fino all’eccesso, e non risparmiano le scelte degli invitati in materia di look, improntate alla sobrietà ma non per questo poco costose o poco ricercate.
Il “Don Carlo” di scena alla Scala, lo scorso 7 dicembre, ha diviso il pubblico, con i loggionisti in primo piano sul fronte del dissenso. Bersagliato il maestro, Daniele Gatti, ma anche il regista, Stéphane Braunschweig non è stato risparmiato per via dell’allestimento estremamente cupo in un momento in cui forse, a dispetto della crisi e forse proprio perché c’è la crisi, ci sarebbe bisogno di un po’ di leggerezza. Criticata anche la sostituzione, all’ultimo momento, del tenore Giuseppe Filianoti con il possente (di voce e di stazza) Stuart Neill, il cui phisique è stato giudicato poco adatto al ruolo.
Tante anche le assenze. Notate in primo luogo quelle dei presidenti della Repubblica e del Consiglio. Quest'ultimo ha lasciato al suo posto una Veronica Lario con lungo abito da sera in organza e pizzo nero di Roberto Cavalli, all’insegna della discrezione, illuminato da una collana di cristalli di rocca. A rappresentare il governo Sandro Bondi, Ignazio La Russa, Angelino Alfano, Gianfranco Rotondi e Maurizio Sacconi. Tra gli esponenti della finanza, dell’industria e della cultura, Giorgio Squinzi, Corrado Passera, Paolo Scaroni, Gae Aulenti, il musicofilo Francesco Saverio Borrelli.
Come si diceva, l’eleganza è stata improntata all’estrema sobrietà. A dare il buon esempio, oltre a Veronica Lario, il sindaco di Milano, Letizia Moratti, con un abito dalla scollatura generosa disegnato per lei espressamente da Giorgio Armani, in velluto di seta e chiffon color blu notte della collezione Giorgio Armani Privé. Discrete ma raffinate anche le mise di Laura La Russa e di Eliana Miglio, firmate Blumarine. Fra le eccezioni prevedibili, Valeria Marini, in abito di pizzo Seduzioni Diamonds, e Marta Marzotto, fedele ai suoi caftani e per giunta con bijoux low price acquistati nel China district di Milano, in zona Paolo Sarpi. Non sono sfuggite all’attenzione le scelte di Domenico Dolce in smoking classico con cravattino nero ma soprattutto di Stefano Gabbana in smoking, papillon rosso, rubini scintillanti alle orecchie e anello con la medesima pietra.
Criticata infine la cena di gala a Palazzo Marino, 750 ospiti in Sala Alessi con vista sul Caravaggio e cena curata dagli chef Enrico e Roberto Cerea (da “Vittorio”) costata ben 350mila euro. Forse troppo di questi tempi. Anche se è vero, come ha dichiarato la Moratti, che quando si invitano degli ospiti a casa è buona norma coinvolgerli pure per la cena. Forse si poteva spendere un po’ meno...senza lasciarli a digiuno.
c.me.
stats