Moda da veline? "Date la colpa a Berlusconi". L'articolo di Suzy Menkes fa scalpore

"Blame It on Berlusconi", ovvero "Date la colpa a Berlusconi" titola il reportage dalle sfilate di Milano di Suzy Menkes, inviata dell’International Herald Tribune, rimarcando come in passerella si siano visti abiti abbastanza “saucy, sassy and sexy” da rifornire uno degli "infamous" party del premier italiano. Allibito il presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, Mario Boselli.
A leggerlo tutto, Il pezzo della Menkes, non è poi così critico come sembrerebbe dalle prime righe, tanto che verrebbe da attribuire a quei due aggettivi “saucy” e “sassy”, che con diverse sfumature suonano pressappoco tutt’e due come “sfacciato, impertinente, osé”, un altro significato riportato dal vocabolario per entrambi, ovvero “stylish”, che sta per elegante, vivace.
Ma i dubbi svaniscono subito dopo, quando la Menkes scrive che “Viva la Bimbo”, sembrerebbe essere il “grido di guerra”, l’idea aggregante della stagione. Ora, dizionario alla mano, il termine “Bimbo” è traducibile con "tizio, individuo" - e non sembrerebbe questa l'accezione con cui viene usato - oppure con “ochetta, ragazza di bella presenza ma alquanto sciocca”, mentre in americano indica una donna leggera o addirittura una prostituta. Ma è la stessa opinionista dell’Iht a chiarire alla riga successiva parlando chiaramente di veline, “termine - dice - usato dagli italiani per descrivere presentatrici TV formose, esibizioniste e succintamente vestite inventate da Berlusconi come magnate della televisione".
In particolare la Menkes cita alcuni pezzi delle collezioni di Emporio Armani, Pucci e Bottega Veneta, ree di aver abbandonato la loro usuale sobria eleganza.
“In questo mondo all’incontrario che è la moda italiana di oggi – scrive ancora la columnist – maison che una volta ancheggiavano a ritmo sensuale, oggi danzano su un accordo diverso” e porta come esempio un Gucci insolitamete sportivo e un Roberto Cavalli che ha giocato col maschile-femminile, mescolando romantici abiti a fiori e pantaloni gessati.
Ne deriverebbe, secondo la critica di moda, un senso di confusione, per cui anche case con una lunga storia alle spalle sembrerebbero perdere identità. “E nella cupa realtà della recessione, la moda italiana sembra in un mood di evasione, dandosi a feste come fosse il 1929”. Vale a dire che in Italia si sta ballando sul Titanic?
Allibito il presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, Mario Boselli. “Preferisco non commentare, perché stimo molto questa giornalista - dichiara a fashionmagazine.it -. Ma una critica del genere è priva di ogni logica, soprattutto questa stagione. Non ce la meritavamo proprio”.
In effetti, durante questa edizione di Milano Moda Donna non si è vista alcuna volgarità e la stessa Menkes accomuna le collezioni disegnate da Frida Giannini, Roberto Cavalli e Dolce & Gabbana nella definizione di “saving graces” di questo week end di moda italiana per i loro vestiti belli e ben fatti, i tessuti innovativi e l’ottima realizzazione sartoriale (e per ragioni simili loda anche Brioni).
Che la risonanza internazionale delle rivelazioni di Patrizia D'Addario rischi di far guardare a tutto ciò che è italiano attraverso una lente deformante? Solo così si spiegherebbe come possano far pensare “Viva la Bimbo” i raffinati impalpabili abiti da sera di Bottega Veneta o la fresca collezione disegnata da Giorgio Armani per l’Emporio. Forse che intendesse inconsciamente comunicarci questo, il titolo “Blame It on Berlusconi”?
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