Moda ed etica: le griffe del made in Italy ancora indietro in fatto di sostenibilità?

A porsi l'interrogativo, e a dare risposte confrontando dati e informazioni online fornite dalle aziende, è il portale indipendente ETicaNews, che paragona le iniziative di Csr (Corporate Social Responsability) di alcuni big della moda italiana con quelle di multinazionali straniere come Inditex ed H&M. Con risultati a sfavore del made in Italy.
Quest'ultimo, infatti, sembrerebbe esibire una responsabilità sul fronte sociale più per scopi pubblicitari che per reale impegno etico.
Alfiere di questi temi, in Italia, è una società dalle dimensioni globali e quotata (anche se è in corso un'offerta per il delisting) come Benetton, che non più tardi di tre mesi fa ha fatto discutere con i baci omosessuali della campagna UnHate, per "dare visibilità a un'idea di tolleranza". Peccato però, commenta la testata online, che l'investimento sul fronte Csr finisca con l'esaurirsi nelle immagini stesse e non sconfini in una vera spinta fattiva, e che comunque - anche nel caso di azioni concrete - sul website dell'azienda non siano disponibili approfondimenti adeguati. "Benetton - si legge - ha annunciato nel maggio scorso la creazione di un nuovo modello per valutare i rischi dentro la catena di fornitura, in India, Bangladesh e Thailandia, adottando (primo caso in Italia) la metodologia dell'associazione Valore Sociale. Ma anche qui, non viene comunicato un referente, ancora non ci sono dati, né stime prospettiche".
Approccio simile quello di Ferragamo, secondo ETicaNews, una delle poche griffe italiane del lusso che - almeno - ha avviato un discorso sull'argomento sostenibilità. "Ha varato senza dubbio un'operazione di valenza etica attraverso una partnership con acumenfund.org, ente non profit impegnato nello sviluppo della piccola imprenditoria nei Paesi in via di sviluppo, cui vengono destinate quote delle vendite". "Tuttavia - prosegue - queste vendite non sono quelle dell'intero gruppo, bensì della Ferragamo World. Per giunta, la società non ha fornito dati sui valori in gioco. E non c'è traccia dell'iniziativa sul sito. In compenso l'accordo ha fornito l'occasione per lo slogan di una campagna pubblicitaria".
Per contro, analizzando l'operato di realtà spesso considerate "di serie B" dalle maison del Belpaese, come la svedese H&M e la spagnola Inditex, si notano invece "più sostanza e meno immagine" e un flusso importante di informazioni pubblicate. Lo dimostrerebbe l'impegno - adeguatamente documentato - sul fronte di questioni cruciali come quelle inerenti la catena dei fornitori, del rispetto dei diritti dei lavoratori, dell'utilizzo improprio di risorse ed energie: argomenti che sembrano stare molto a cuore ai due colossi del low cost, consapevoli, "almeno questa è l'impressione - conclude ETicaNews - che conviene comportarsi in modo etico per ragioni di fidelizzazione della clientela, ma anche per migliorare e rendere efficiente l'azienda".
a.t.
stats