Moda italiana in Russia: Società Italia traccia la mappa dei nuovi approdi

Surgut, Tyumen, Tomsk: sono solo alcune delle città russe che stanno diventando potenziali poli d'attrazione per la moda made in Italy e non solo. Ne sono convinti i fondatori di Società Italia - azienda con sede a Padova, che distribuisce nella Federazione marchi come Blumarine, Vivienne Westwood e Paul Smith - nei mesi scorsi impegnati in una serie di mission operative, che hanno consentito una mappatura delle piazze emergenti da occidente (partendo da Riga) a oriente (Vladivostok).
Come hanno spiegato i fondatori di Società Italia, Roberto Chinello e Tatiana Souchtcheva, gli spazi di crescita al di fuori di mercati come Mosca e San Pietroburgo (il tema sarà approfondito in un prossimo numero di Fashion focalizzato sull' ex Urss) sono molto ampi e vanno di pari passo con la costituzione sia di una classe media la cui capacità di spesa oscilla intorno ai mille euro, che acquista soprattutto le seconde linee delle griffe, sia di una categoria di consumatori che guadagna tra i 3 e i 5 mila euro (per esempio alcuni professionisti), disposta a impiegare quasi l'intero stipendio per un capo delle prime linee.
In un Paese che copre 12 fusi orari è impensabile non tenere conto del fatto che le potenziali fashion victim risentono delle culture con cui confinano. Riga, per esempio, è assimilabile a una città europea, mentre Khabarovsk è influenzata da Cina e Giappone. “Tutti, però, fanno attenzione all'etichetta ed esigono il vero made in Italy”, sostengono i fondatori di Società Italia, confermando un crescente interesse, oltre che per la moda, anche verso il resto dell'eccellenza italiana, come i vetri di Murano. Buone opportunità si profilano per il childrenswear, visti gli incrementi di nuove nascite che seguono alla politica “incentivante” di Putin per il secondo figlio. Questo anche in zone poco amene come la Siberia e soprattutto nelle città storiche (come Surgut e Tomsk), dove i nuovi ricchi mettono radici, a differenza di quanto avviene negli insediamenti più recenti, legati alle risorse energetiche, più popolati da lavoratori “di passaggio” che preferiscono spendere nelle grandi città.
Nelle previsioni di Chinello e Souchtcheva, se oggi la capacità di attrazione di moda estera vale 80 a Mosca e 20 nel resto della Russia, entro due anni si potrebbe addirittura arrivare a un pareggio con evidenti sviluppi a livello distributivo. È anche in quest'ottica che la società, forte di 15 anni di esperienza nell'ex Unione Sovietica, ha sviluppato un software ad hoc per la gestione commerciale sul vasto territorio, che in futuro potrebbe trasformarsi in un vero e proprio business.
e.f.
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