Moda made in Italy: perse quasi 13 mila imprese in cinque anni

Dal 1999 al 2004 sono 12.620 le imprese italiane della moda che hanno chiuso i battenti, portando il settore a segnare un rallentamento medio dell’11%. Lo si evince dal dossier sulla moda pubblicato in questi giorni dalla Camera di Commercio di Milano, dal quale emerge che la Lombardia ha accusato le perdite maggiori (-2.793 aziende), seguita da Toscana e Veneto.
Il comparto che ha retto meglio, a livello nazionale, è quello della preparazione e concia di cuoio e articoli da viaggio, insieme alle industrie tessili, mentre i più sofferenti sono state le confezioni di articoli da vestiario e la preparazione delle pellicce.
Milano ha brillato nella Penisola per fatturato realizzato: 7 miliardi di euro, pari all’8% del turnover nazionale (87 miliardi). Seguono Vicenza, Prato e Firenze, che con il capoluogo lombardo realizzano complessivamente un quarto dei ricavi della moda made in Italy. A livello regionale la Lombardia è al primo posto in termini di giro d’affari, seguita da Toscana e Veneto: la somma rappresenta oltre il 50% del tessile italiano.
La ricerca della Camera di Commercio evidenzia, inoltre, che il saldo della bilancia commerciale della moda resta in attivo nel quinquennio, ma segna un calo del 9% fra il quarto trimestre 2004 e l’analogo periodo del 1999. L’export approda prevalentemente nel resto d’Europa (72%). Il 13 e l’11% va rispettivamente in Asia e in America.
Un’analisi a sé stante è riservata alla Cina: l’import da questo Paese, dal quarto trimestre dello scorso anno al medesimo periodo del 1999, ha segnato un inequivocabile +105%, con un +117% per i prodotti delle industrie tessili e dell’abbigliamento e un +78% del cuoio e prodotti in cuoio e pelle. L’import dalla Repubblica Popolare rappresenta ormai il 15% di tutto l’import italiano di moda, mentre l’export pesa per l’1%, ma accelera molto più velocemente delle importazioni. Quanto alla presenza cinese in Italia censita, almeno nel settore fashion, il report enumera oltre 8 mila imprese, pari al 14% di tutte le ditte individuali attive nel comparto. Con poco più di 2 mila società il primato delle presenze cinesi va a Firenze, seguita da Prato e Milano.
La città meneghina e le due toscane vantano, a pari merito, il titolo di capitali della moda italiana: presentano il più alto numero di imprese tessili su scala nazionale. Prato è tuttavia la più specializzata, mentre Milano ha il minore tasso di specializzazione ma guida la classifica per il maggiore numero di imprese che si dedicano alla confezione di abbigliamento e alla preparazione di pellicce. Prato regna incontrastata nell’industria tessile, seguita da Modena. Firenze primeggia nella concia cuoio e articoli da viaggio.
e.f.
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