Moda maschile in leggera ripresa nel 2005

Dopo un triennio negativo (con decrementi del 3,6% nel 2004 e del 3,5% nel 2003), il settore dell’abbigliamento maschile archivia il 2005 con un fatturato in leggera ripresa (+1,4%), a quasi 7,15 miliardi di euro. Il recupero delle esportazioni (+9,6%), per un valore pari a 5,1 miliardi di euro, compensa sia l’ulteriore balzo in avanti dell’import (+11%), sia il perdurare della stagnazione domestica.
Secondo i dati elaborati dal Centro Studi Federazione Smi-Ati Imprese Tessili e Moda Italiane per Pitti Immagine, nel periodo gennaio-agosto le vendite estere di vestiario in tessuto (che rappresentano il 54,7% dell’export totale di moda maschile italiana) sono aumentate del 12,2%, mentre quelle di prodotti di maglieria (che coprono il 27,6%) sono cresciute del 6,3%. In recupero, sebbene a tassi più contenuti, anche il fatturato estero del comparto camiceria (+1,1%) e delle cravatte (+3,8%); ha perso terreno invece il sell out dei prodotti in pelle (-2%).
Analizzando i risultati a seconda delle aree commerciali, fra i primi dieci mercati di sbocco per il made in Italy solo i flussi destinati alla Germania hanno continuato a perdere posizioni (-3,5%), penalizzati dalla congiuntura negativa del mercato tedesco (nel 2005 i consumi di abbigliamento dell’area teutonica hanno perso un ulteriore 1,5%). In tutte le altre piazze estere si è invece assistito a un progresso delle esportazioni, con Spagna in pole position (il mercato più dinamico dell’Ue, con una percentuale in crescita del 29,1), seguita da Giappone (+15,9%), Russia (+13%), Regno Unito (+5,3%), Stati Uniti (+3,8%) e Francia (+1,7%, anche se i consumi reali nel Paese sono rimasti “al palo”).
Sul fronte dei flussi in entrata, nei primi otto mesi del 2005 le importazioni di abbigliamento esterno maschile in tessuto, a maglia e in pelle hanno continuato ad aumentare a tassi sostenuti (+8,9% nei dati in valore, +10,4% in peso), con la Cina che ha sottratto quote di mercato a tutti i tradizionali fornitori del mercato italiano di prodotti di fascia media e bassa, Turchia e India escluse. “I tre Paesi – dice la nota del Centro Studi - si configurano quindi come i fornitori ‘vincenti’, almeno nel breve termine, nella geografia degli approvvigionamenti dell’industria italiana nel periodo post-quote. In difficoltà risultano invece gli altri fornitori extra-Ue, sia vicini (come la Romania), sia asiatici (come il Bangladesh)”.
Gli effetti sul saldo commerciale della dinamica complessiva degli scambi con i Paesi esteri mettono in evidenza, nei primi otto mesi del 2005, un sensibile recupero (+7,5%), che dovrebbe confermarsi anche nei dati definitivi relativi al 2005.
Passando al mercato interno, l’ultima stagione invernale per la quale sono disponibili i dati definitivi (quella relativa al 2004-2005) si è chiusa con vendite in leggera crescita (+1%) a prezzi correnti, ma ancora negative in termini reali. In calo è risultato il vestiario in tessuto (-0,8% in termini reali), anche se non sono mancati recuperi interessanti, ad esempio per le giacche. Complessivamente, è proseguita la tendenza favorevole dell’abbigliamento informale (che rappresenta attualmente il 51% dei consumi in valore e ben il 67% dei capi in vestiario esterno maschile venduti annualmente). Decrementi più consistenti sono stati registrati per i prodotti di maglieria esterna (-2,2% in termini reali), in particolare per pullover e gilet. Nella camiceria il trend negativo emerso nella stagione estiva del 2004 si è accentuato nel successivo autunno-inverno, archiviato con un sell-out a prezzi correnti in crescita dell’1,4%, ma con un cedimento dell’0,8% nei quantitativi. Anche nell’ultima stagione i prodotti classici – in un contesto di tendenze moda nuovamente aperto alle giacche “tradizionali” – hanno retto meglio (a differenza della cravatta, con consumi stazionari a –0,2%).
“Per quanto riguarda le aspettative a breve termine – spiega la nota - il quadro dei consumi di abbigliamento permane non certo brillante, almeno nell’Ue. La crescita attesa dei consumi finali di abbigliamento non dovrebbe superare infatti lo 0,4% in termini reali. Fra i maggiori mercati, i risultati migliori sono ancora attesi per la Spagna, mentre dovrebbe essere ancora la Germania a caratterizzarsi per le dinamiche più deludenti”.
Come nel 2005, quindi, gli impulsi più significativi alle esportazioni italiane arriveranno dai mercati extra-Ue, in primis da Usa, Russia e Giappone. Sul fronte interno, le previsioni evidenziano una possibile, lieve accelerazione nei consumi totali delle famiglie, connessa in larga parte ai miglioramenti attesi (sulla scorta delle indicazioni già disponibili per il 2005) negli indicatori del mercato del lavoro, con possibili recuperi anche nei consumi finali.
a.t.
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