Moda maschile italiana: 2008 in leggera flessione

Se le stime di Smi su dati Istat, Sita Ricerca e indagini interne saranno confermate, per l'industria italiana del menswear il 2008 si chiuderà con un arretramento dell'1,2% del fatturato, sceso a oltre 8 miliardi e mezzo di euro, rispetto all'anno precedente. Poco vivace la domanda interna, e anche il dinamismo dell'export si ridimensiona.
Le aspettative di inizio 2008, corroborate da un avvio incoraggiante, sono state disattese soprattutto nella parte finale dell'anno, a causa della crisi che, partendo dagli Usa, si è propagata a macchia d'olio in tutto il mondo. Se il valore della produzione è diminuito del 3,3%, a quota 7,3 miliardi di euro, interessante è osservare la dinamica import/export: le esportazioni si sono infatti mantenute a segno più (con un valore di oltre 5,2 miliardi di euro, +2,8% ma con una punta del +3,5% nei nove mesi da gennaio a settembre) e tuttavia sono state ben lontane dal +6,8% registrato nel 2007.
Particolarmente espansiva la domanda proveniente dai mercati extra Ue (+7,2%) ma non altrettanto soddisfacente l'andamento all'interno dell'Ue, sostanzialmente stabile visto che i progressi in nazioni come Paesi Bassi o Grecia (sui quali comunque hanno influito le strategie di delocalizzazione e successiva riesportazione dei prodotti) sono stati controbilanciati dal rallentamento di realtà come Germania e Regno Unito.
A corroborare le vendite oltrefrontiera delle collezioni italiane di menswear hanno pensato la Russia (+17,4%), l'Ucraina (+76,1%) e la Cina compresa Hong Kong (+33,2%). In netta controtendenza il Giappone (-6,3%) e gli Stati Uniti (-6,8%).
Alla voce importazioni, siamo ben lontani dal +11,4% del 2006 e fondamentalmente in linea con il -1,2% del 2007: le elaborazioni di Smi, Istat e Sita Ricerca indicano infatti un +0,8% per il 2008, con una cifra complessiva che oltrepassa i 3,7 miliardi di euro e la Cina sempre in pole position tra le nazioni fornitrici, anche se dell'aggressività di un tempo non c'è quasi più traccia, come attesta il +1,2% dei primi nove mesi 2008. Il Belgio mette a segno un +20,8%, ma anche in questo caso la percentuale risente delle triangolazioni legate all'outsourcing. In forte riduzione l'India (-13,2%). A parte il Belgio, il primo tra i Paesi europei a comparire nella classifica dell'import nella nostra Penisola è la Romania (-1,9%), che occupa il terzo posto dopo la Tunisia. Quinta è la Francia (+2,5%), settimo il già citato Belgio e ottava la Spagna, con un +26,4% che si commenta da sé. In quattordicesima posizione la Gran Bretagna (+10,3%). In miglioramento il saldo commerciale, che dovrebbe essersi riportato sopra la soglia degli 1,5 miliardi di euro, dopo lo scivolone del 2006 (poco più di un miliardo di euro) e la lenta ripresa del 2007 (1,4 miliardi).
Un'analisi merceologica rivela un andamento non uniforme: sembra che, a fronte di una tenuta del vestiario esterno e della camiceria, a soffrire nel 2008 siano state la maglieria esterna, le cravatte e le confezioni in pelle. Più in generale, non si può non tenere conto del decremento in termini nominali dei consumi (familiari ed extrafamiliari, comprensivi di scorte), che nell'anno solare dovrebbero avere superato, ma non di molto, gli 11 miliardi di euro, in ribasso del 3% rispetto al 2007. È troppo presto per avere dati definitivi sulla stagione in corso, ma le analisi di Sita Ricerca non danno adito all'ottimismo, a meno che dai saldi non giunga qualche bella sorpresa. Già l'autunno-inverno 2007/2008 non aveva brillato, con un sell out in contrazione dello 0,4% e un retail indipendente in impasse (-6,8%), mentre le performance di grandi superfici (+24,6%), catene/franchising (+12%) e, in misura minore, iper/supermercati (+2,6%) si erano rivelate soddisfacenti. Sul futuro c'è un punto interrogativo. Come conclude l'analisi di Smi, "l'espansione della crisi internazionale e il clima di bassa fiducia che sta interessando sia l'economia globale, sia la stessa Italia, inducono alla cautela". Proprio Pitti Immagine Uomo, al via domani, "consentirà di avere un 'termometro' particolarmente significativo sullo status quo e sulle prospettive di medio periodo del comparto".
a.b.
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