Moda maschile italiana: lieve flessione nel 2008 e cautela per il 2009

Per la moda maschile italiana, in scena a Firenze da domani al 19 giugno, il 2008 si è chiuso con una lieve flessione del giro d'affari (-0,8%), confermando comunque un livello superiore ai 9 miliardi di euro. Lo rivelano le stime di Smi su dati Istat, Sita Ricerca e indagini interne, che prospettano un 2009 all'insegna della cautela.
L'industria del menswear nel nostro Paese sembra quindi aver retto l'onda d'urto della crisi, nonostante il valore della produzione sia arretrato dell'1,4%, a quota 5,6 miliardi di euro. In particolare, l'export è aumentato del 2,4% (ma l'anno precedente aveva registrato un exploit, +6,9%). Quasi stabile (-0,4%) l'import, che ha totalizzato 3,6 miliardi di euro, oltrepassando i 5,2 miliardi di euro. Il risultato è un saldo commerciale di oltre 1,6 miliardi di euro.
Tra i sottosettori della moda uomo, il vestiario esterno - che contribuisce al fatturato settoriale nell'ordine del 54,8% - non ha registrato il temuto crollo, anzi ha archiviato l'anno con un onorevole -0,4%: occorre tuttavia ricordare che l'esito del 2007 era stato decisamente migliore (+6,4%). Segno più per la camiceria (+1,9%) e la maglieria esterna (+1%). Crollo (-11,6%) per l'abbigliamento in pelle.
Spina nel fianco dei produttori sono stati i consumi finali, che si sono ridotti del 4,5%, con un valore superiore a 9,5 miliardi di euro. In base all'analisi di SitaRicerca per conto di Smi, nell'anno solare 2008 il sell out ha incassato un -3,9%, con un -4,4% alla voce outerwear, un -12,9% per le cravatte e un -16,1% per la pelle. Solo la camiceria si è mantenuta in area positiva (+0,9%).
Tra i canali distributivi, nel periodo tra marzo 2008 e febbraio 2009 sono avanzate le catene (+13%), raggiungendo una quota del 21%. In contrazione il dettaglio indipendente (-8,4%, con un 45,4%) e la gdo (-5,7%).
All'estero, la moda uomo ha ottenuto performance positive (+4,7%) nei territori extra Ue27, con un +0,4% nell'Ue27. Nella Federazione Russa, nonostante i venti della recessione siano arrivati a soffiare anche in questa zona, le esportazioni di menswear italiano si sono portate avanti del 12,8%, con una incidenza del 5,2% sui ricavi esteri del comparto. In forte rallentamento il flusso commerciale verso Usa (-9,6%) e Giappone (-10,7%). Sul versante import, il Paese più forte è sempre la Cina, cresciuta del 4,4%: oltre il 27% delle proposte uomo che arrivano nella Penisola provengono dalla Repubblica Popolare.
Questo il bilancio di un anno denso e difficile come il 2008: cosa ci si può aspettare dal 2009? I responsabili di Smi sono cauti. Anche se nel primo bimestre 2009, grazie soprattutto ai saldi, il sell out di vestiario esterno ha segnato un +1,5% della spesa corrente e la camiceria maschile un +4,8% sempre in valore, la primavera-estate potrebbe segnare una battuta d'arresto. Tra l'altro, un'indagine interna condotta dalla federazione degli industriali del tessile e della moda su un campione di imprese associate mostra per il primo trimestre di quest'anno un decremento tendenziale del fatturato del 15,1%, che diventa un -6,3% se si considera solo il segmento a valle. La produzione (in Italia e oltrefrontiera) è in flessione del 7,8%.
Secondo l'Istat, nel gennaio 2009 l'import si è ripreso ma l'export è sceso del 9,7% rispetto al corrispondente mese del 2007.
a.b.
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