Moncler: l’era del piumino globale

Il piumino, un capo per tutte le occasioni: questo l’obiettivo di Remo Ruffini, presidente, proprietario e direttore creativo di Moncler. Che prevede di chiudere il 2006 con un’evoluzione del 20% del fatturato e che è in procinto di siglare partnership per borse e scarpe.
Proprio in vista della realizzazione di un piumino veramente globale, declinato per tutte le occasioni, esiste oggi un’équipe stilistica che si occupa dello sviluppo del brand, dalla linea che segue la tradizione del marchio, fino alle declinazioni di punta a cura di Alessandra Facchinetti - la nuovissima gamme Rouge per la donna - e Junya Watanabe per l’uomo.
Della collezione “base” di Moncler, parliamo con i due stilisti Ruggero Fabris e Andrea Bizzotto, che seguono rispettivamente la donna e l’uomo. Entrambi sono soci dello studio stilistico Eidos, che ha sede in Veneto, e si occupano dello stile di Moncler dalla collezione 1996-97. All’epoca Moncler era sinonimo di un campionario con molti capi storici ma l’obiettivo era di riportare il piumino in città. “Siamo stati i primi a fare il piumino sfiancato – spiega Ruggero Fabris -. Proprio in quegli anni è nato il modello Manore. Oggi la nostra mission è di ancorarci agli articoli della tradizione, attualizzandoli in un’ottica cittadina”.
Sono tre per la precisione i settori in cui si spazia, validi tanto per la donna quanto per l’uomo: c’è il tema rétro, che rielabora i capi storici, il city, per la quotidianità, il fashion-luxury con concetti di sartoria e di fatto a mano. A questi si aggiunge lo sci tecnico, che copre il 10% della collezione e che si compone di completi in colori molto sobri. “Ciò non toglie che per la montagna si adottino i nostri piumini da città, magari in colori accesi”, chiarisce Andrea Bizzotto. Ma quali sono i best-seller di Moncler? Per la donna sono gli storici maschili, Karakorum e Bazille, reinterpretati al femminile nelle versioni Badia e Berengere. “Per l’uomo sono vendutissimi gli articoli che attualizzano i capi della tradizione quali il K2, evoluzione del Karakorum, e il Bazille che è divenuto Himalaya. Il K2 nella versione multi-badge o con il macro-logo, per la precisione, è stato il best-seller dell’inverno in corso e si continua a stravendere”, dichiara Bizzotto.
“Ci sono delle proposte richiestissime – spiega Remo Ruffini –. Ma noi non vogliamo inflazionare il mercato e, per questo motivo, abbiamo deciso di vendere un 30% in meno della richiesta. Ciononostante, prevediamo di chiudere il 2006 con un’evoluzione del 20% rispetto agli 80 milioni del 2005”. Quanto alla distribuzione, Ruffini parla di una riqualificazione dei canali negli ultimi tre anni, che ha portato a una scrematura di 800 negozi, per arrivare ai 2.300 odierni. Boutique focalizzate su un abbigliamento di alta gamma che si trovano per il 30-35% in Italia, 20% in Giappone e, a seguire, in Germania, Stati Uniti, Francia, per un totale di 30 Paesi. Oggi esistono tre insegne monomarca Moncler a Courmayeur, Cortina e St. Moritz, mentre si prevede di sbarcare a Milano nel 2007 e a Parigi nel 2008.
Trattandosi di un “piumino globale”, come lo definisce Ruffini, i prezzi vanno dai 300 euro al pubblico fino agli 8.000 della pelliccia-piumino della nuova linea Gamme Rouge siglata da Alessandra Facchinetti. Fra gli altri progetti, a brevissimo partiranno gli accessori, borse e scarpe realizzati in partnership.
c.me.
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