Nel Tabloid di Fashion i primi commenti su Milano Moda Donna

Siamo ormai giunti a metà del lungo e affollato calendario milanese: quasi tutti i grandi nomi devono ancora sfilare ed è quindi presto per trarre conclusioni ma i buyer più importanti sono giunti a Milano in questi ultimi giorni e la Camera ha accreditato 1.249 giornalisti, di cui 667 stranieri. Nel Tabloid di Fashion in uscita domani i primi commenti sull’andamento della kermesse. Con un calendario di ben nove giorni e oltre 220 tra sfilate e presentazioni, Milano Moda Donna rilancia alla grande, nonostante le difficoltà e le preoccupazioni di questo momento: i venti di guerra soffiano sempre più forti, il petrolio ha quasi raggiunto la vertiginosa cifra di 40 dollari al barile, le tensioni internazionali crescono in modo esponenziale. A tutto ciò si aggiunge la spada di Damocle sul fronte budget: soprattutto da parte dei compratori statunitensi vengono infatti imposte clausole sugli ordini del tipo “a patto che non vi sia il conflitto”, in modo da poter modificare in questa eventualità i termini degli acquisti. Una prassi già adottata in periodi di forti incertezze: in occasione della Guerra del Golfo nel 1992 e dopo l’11 settembre 2001.
“La situazione è quella che è: tutti ne siamo al corrente – spiega Joan Kaner fashion director di Neiman Marcus con sede a Dallas -. Noi speriamo fortemente che la guerra in Iraq non scoppi, al momento è comunque difficile fare qualunque pronostico. Tutto è imprevedibile, un po’ come l’andamento ‘up and down’ del nostro mercato: alcuni giorni va bene, altri no. Dipende dalla notizie internazionali, dalla Borsa, dalle dichiarazioni improvvise”. A quattro giorni dalla fine della kermesse milanese è difficile per i compratori esprimere pareri definitivi sulle tendenze per il prossimo autunno-inverno. “Le passerelle newyorchesi sono state all’insegna di un mix di stili differenti, con rivisitazioni che hanno spaziato dagli anni Sessanta agli anni Ottanta – continua Joan Kaner -. In realtà, credo sia innanzitutto indispensabile che ogni stilista esprima al meglio la propria individualità, a maggior ragione adesso”.
Anche Michele Giglio delle boutique Giglio a Palermo pone l’accento su alcuni aspetti fondamentali, non ultimi quelli della vendibilità e dei prezzi: “Da un lato mi aspetto collezioni di assoluto buon senso, con una giusta creatività, senza però eccessive esasperazioni. Dall’altro mi auguro che stilisti e aziende abbiano capito che i prezzi non possono più aumentare in maniera così ingiustificata”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Flaminio Soncini presidente della Camera Nazionale dei Buyer della Moda e titolare dei negozi Tony Boutique a Magenta (Mi). “Sono sfilate di transizione nell’attesa di un cambiamento - precisa -. Speriamo che stilisti e aziende ci rassicurino in termini di prodotto e di prezzi. Ovvero ci aspettiamo un segnale non solo di stilismo ma anche di politiche di retail diverse e di regole etiche comportamentali riguardo alla distribuzione dei prodotti e di conseguenza nei confronti dei prezzi e dei budget. Il tutto per poter ridare una sferzata al mercato e trasmettere un nuovo entusiasmo ai consumatori”.
Sul fronte ordini è previsto che nel complesso vengano confermati sui quantitativi dello scorso anno, anche perché come alcuni compratori hanno sottolineato “molti brand non considerano le difficoltà del momento e continuano a imporre determinati budget”. È chiaro comunque che fino a quando non si saprà l’esito delle trattative per evitare la guerra in Iraq qualunque giudizio resta sospeso.
e.c.
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