Nel distretto tessile biellese previsioni ancora negative

Secondo i dati comunicati stamattina dall'Unione Industriale Biellese e dalla Camera di Commercio di Biella a Trivero (Bi) a "Casa Zegna", il campione di imprese associate all’Unione Industriale delinea il trimestre luglio-settembre 2009 con note preoccupanti, dopo aver chiuso un 2008 che ha evidenziato un peggioramento di tutti i principali indicatori.
Oltre la metà del campione (65,5%) stima la produzione globale in diminuzione e un analogo pessimismo riguarda gli ordinativi totali, con il 62,8% di dichiarazioni in diminuzione, mentre il 73,6% delle aziende segnala ritardi negli incassi. Sofferenza anche nell’occupazione: a fronte di un 1,1% di aziende che preventiva un aumento dei livelli, il 47,7% indica una diminuzione. L’export è calcolato in aumento solo dall’8,2% e in calo dal 52,1%.
Paolo Zegna, vice presidente di Confindustria e al vertice del Gruppo Ermenegildo Zegna, aprendo i lavori ha evidenziato per le imprese “la necessità di flessibilità e di velocità di reazione, con un’espansione che vada oltre la natura strettamente commerciale”, mentre Luciano Donatelli, presidente dell’Unione Industriale Biellese, ha promosso l’idea del lancio a Biella di un nuovo "turismo industriale", con “la valorizzazione degli archivi delle aziende tessili, veri tesori da mostrare, oltre a essere dei motori di ricerca e sviluppo”.
Sulla diversificazione e sulle nuove imprese ha parlato Gianfranco De Martini, presidente della locale Camera di Commercio, che ha mostrato come sia cambiata la struttura economica della provincia. In 10 anni, infatti, la filiera tessile si è spostata verso valle (meglio le imprese di confezione e tessiture che le filature) e si sono fatti avanti sul territorio settori come l'alimentare e il turismo.
Biella, in sintesi, può diversificare proprio nella direzione del turismo “per uscire da una monocultura tessile, con ricadute positive anche sul manifatturiero, i servizi, l'edilizia, l'artigianato e la cultura, creando per i giovani buone motivazioni a farli rimanere sul territorio”, come ha suggerito Stefano Perale, direttore di Confindustria Belluno e Dolomiti, nel corso della tavola rotonda che ha chiuso i lavori.
m.f.
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