Nel primo trimestre 2010 il tessile performa meglio dell’abbigliamento

Una rilevazione condotta dal Centro Studi di Sistema Moda Italia su 130 aziende del fashion-system sembra confermare la diffusa sensazione se non di vera e propria ripresa, quantomeno di ritorno alla normalità: una risalita che appare più sostenuta tra le imprese del tessile (le più duramente colpite dall'esplodere della crisi, che aveva accelerato dinamiche negative già in atto) rispetto a quelle dell’abbigliamento.
Come si legge infatti in una nota diffusa in data odierna in occasione dell’assemblea di Smi (vedi altra news di oggi) “la necessità di una ricostituzione (pur minimale) delle scorte - più legata al ciclo produttivo del ‘monte’ - funge da traino in questa fase economica, mentre il driver rappresentato dal consumo - più direttamente collegato al ‘valle’ - risulta al contrario ancora debole”.
Tradotto in numeri: il fatturato complessivo del sistema moda nel periodo gennaio-marzo è rimasto sostanzialmente stabile a quota -0,2%, frutto però di un +4,7% dei semilavorati e di -3,5% del vestiario; l’export cala del 3,5%, dato su cui grava un -4,3% dell’abbigliamento, mentre il tessile arresta la caduta a -0,9%.
I livelli di attività rimangono tuttavia lontani da quelli del periodo pre-crisi, alimentando così il ricorso alla cassa integrazione e confermando le criticità sul fronte occupazionale: le imprese del campione evidenziano una contrazione del 5,1% degli addetti in Italia: -4,1% il tessile, -5,8% il vestiario.
Una prospettiva positiva sul trimestre in oggetto viene dagli ordini in portafoglio in crescita media del 3,2%, risultante di un +3,5% in Italia e di un +1,6% all’estero. Anche qui si manifesta una diversa velocità tra monte e valle, con il primo a +7,1% (con andamento simile sia dentro che fuori i confini nazionali) e il secondo a +0,8% sul mercato interno e +0,4% sul versante export.
A fronte di un quadro in miglioramento emergono comunque elementi di grande fragilità, come ha sottolineato il presidente di Smi, Michele Tronconi, citando anche le preoccupazioni per la Grecia: rincaro dei prezzi delle materie prime, speculazioni valutarie, rischi legati a politiche protezionistiche, difficoltà di accesso al credito, debolezza del mercato del lavoro in molti Paesi, che non stimola certo gli acquisti moda, e un atteggiamento di maggiore sobrietà da parte dei consumatori, soprattutto quelli delle economie avanzate. La vera ripresa, d’altra parte, è altrove, in quei Paesi emergenti verso cui dovranno focalizzarsi in maniera sempre più incisiva le strategie di internazionalizzazione delle aziende italiane.
c.mo.
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