Non entusiasma il bilancio 2005 del settore calzaturiero

Scarso ottimismo alla conferenza stampa di presentazione del Micam, salone delle calzature che si apre domani a Rho-Pero. Il presidente Anci, Rossano Soldini, ha commentato i dati congiunturali di preconsuntivo 2005. La crisi che da anni attanaglia il settore calzaturiero si aggrava. Anche se il saldo attivo continua a essere di tutto rispetto.
Solo nel 2005 sono stati 8.540 i licenziamenti, di cui 6.300 in calzaturifici e produttori di parti, e ben 820 le aziende chiuse fra concerie, pelletterie e calzaturifici/componentistica. Nei primi 11 mesi del 2005 l’export è sceso dell’11,5% in quantità e dell’1,7% in valore, attestandosi a 231 milioni di paia vendute all’estero, 30 milioni in meno rispetto al 2004. Per contro l’import, favorito dall’avanzata cinese, è salito a 307 milioni di paia (+6,1%), oltre 17 milioni di paia in più rispetto all’anno scorso. “Una forte impennata nei flussi - ha commentato Soldini - si è registrata nella seconda metà dell’anno, contraddicendo chi prevedeva un rallentamento dopo il boom iniziale successivo alla soppressione delle quote”.
In valore, la crescita dell’import dalla Cina ha segnato un +78%, con un +40% nel prezzo medio, salito a 3,31 euro al paio. “Un incremento - ha precisato il presidente di Anci - legato alla maggiore incidenza delle calzature in pelle sul totale e non a un'avanzata dei prezzi applicati (che per gli articoli in cuoio importati nella UE sono invece diminuiti del 25%)”.
A questi fattori si aggiungono i volumi sottoposti a operazioni di triangolazione passando per altri Paesi (vedi il Belgio, +7,3%) e i flussi arrivati direttamente dalla Cina nei singoli mercati, con conseguente erosione delle quote italiane. “A fronte di tutto ciò - ha aggiunto Soldini - sta l’esigua cifra di 257 mila paia esportate dall’Italia in Cina, che con il suo miliardo e 300 milioni di abitanti vanta almeno cento milioni di ricchi dichiarati”.
Ciononostante, il comparto italiano delle calzature continua a realizzare un saldo attivo non trascurabile: dopo i 3,6 miliardi di euro del 2004, nei primi 11 mesi del 2005 il saldo in valore, pur in calo del 13%, registra un attivo di oltre 3 miliardi di euro. “Per l’economia nazionale - ha rassicurato Soldini - rappresentiamo ancora una notevole ricchezza e siamo tutt’altro che ‘decotti’ ". Il risultato appare ancora più importante se inquadrato nei dati economici generali italiani ed europei, "come più volte sottolineato nelle analisi di Fondazione Edison. Noi calzaturieri, come parte dell’industria produttiva comunitaria, siamo ancora una fonte di ricchezza da difendere, mentre le scelte di Bruxelles sembrano orientate a favorire le lobby degli importatori e dei distributori a scapito delle attività manifatturiere europee, ben 12.500 fabbriche con 850 mila posti di lavoro”.
Ritardi e lungaggini burocratiche degli organi della Comunità Europea non hanno infatti ancora portato alla soluzione di nodi come il “Made In” obbligatorio (legge che in gran parte del mondo esiste già) o la procedura antidumping sulle calzature in pelle provenienti da Cina e Vietnam.
l.sc.
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