Occhi puntati sul fast fashion, dalla ricerca di Diomedea al salone Link.it

5 miliardi di euro: a tanto ammonta il giro d’affari del fast fashion in Italia, una quota che rappresenta il 20% del totale dei consumi di abbigliamento e che pone il nostro Paese al primo posto in Europa, insieme alla Spagna. È uno dei dati emersi dalla ricerca commissionata da BolognaFiere all’Area Studi Diomedea per il lancio della seconda edizione del salone Link.it.
L’analisi, pubblicata da FrancoAngeli in un volume a cura di Enrico Cietta (responsabile dell’Area Studi Diomedea) e presentata questa mattina nella città emiliana, ci informa che dal 2000 al 2005 i marchi internazionali della moda veloce sono cresciuti a un ritmo del 15-20%. Uno sviluppo superiore a quello registrato nello stesso periodo dal segmento del lusso e dell’abbigliamento femminile e a fronte di consumi sostanzialmente stagnanti.
È chiaro, perciò, che questo modello produttivo rappresenta una vera a propria rivoluzione: “La vera novità – ha affermato Massimiliano Bizzi, presidente di M.seventy – e la ragione del suo successo, stanno nella capacità delle aziende che lo adottano di velocizzare l’intera filiera produttiva: sia quella immateriale (del design e della comunicazione), sia quella materiale (ovvero della produzione e della logistica)”.
“Si tratta – ha aggiunto Cietta – di imprese che hanno colto la natura ibrida del proprio prodotto, il cui valore sempre più si costruisce mixando elementi della produzione immateriale con quelli della produzione industriale”. “Dunque – ha sottolineato – occorre analizzare il loro successo non solo rispetto alla velocità, ma misurando l’abilità di risposta alle tre caratteristiche principali dei prodotti industriali a contenuto culturale: capacità di minimizzare rischio e costi di una collezione non gradita al mercato, di ottimizzare la gestione della filiera creativa e di rendere flessibile quella produttiva”.
L’ampiezza del fenomeno dimostra inoltre che il fast fashion non è più solo appannaggio di catene o distributori di fascia medio-bassa: nel panel individuato da Diomedea, oltre 120 aziende rappresentano il sistema italiano del fast fashion, che fattura circa 2,5 miliardi di euro, di cui il 32% realizzato all’estero. Superano invece quota 5.500 gli occupati diretti di queste realtà, numero che sale fino a 20 mila se si include la rete di subfornitori, costituita da circa 2.500 imprese.
Geograficamente, i protagonisti della moda veloce si concentrano in Emilia Romagna e Campania (rispettivamente con il 39 e il 29%), seguite da Toscana (8%), Lazio (7%), Lombardia (6%) e Veneto (6%). Solo il 5% si trova al di fuori di queste regioni.
La ricerca di Diomedea ha fatto luce su un mondo “invisibile” che ora, grazie a Link.it, ha trovato anche un momento di rappresentazione. Alle aziende strutturate per consegne in stagione a 30/60 giorni, è infatti dedicato Link.it, organizzato da M.seventy e in programma (per la seconda edizione) a Bologna dal 15 al 18 gennaio 2009, con la presentazione delle nuove collezioni per la primavera-estate 2009.
L’offerta merceologica si è ampliata, arrivando a includere anche lo sportswear, il casualwear, la lingerie, il childrenswear e l’intimo. Nata dalla collaborazione tra BolognaFiere, il salone Prêt-à-Porter di Parigi e M.seventy, la manifestazione ha inserito la nuova area espositiva Aria, in scena con le collezioni più giovani orientate al mercato.
m.g.
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