Oggi al CenterBOx si è discusso di fast fashion

Tanta carne al fuoco al primo incontro dedicato al pronto moda, che ha dato il via al Fast Fashion Festival organizzato dal CenterBOX di Bologna. Innanzitutto l’esigenza di rivedere la tempistica del sistema moda, troppo anticipata rispetto alle vere necessità del mercato evidenzia il ruolo strategico delle collezioni "real time". Ma non solo. Da Stefano Beraldo, a.d. di Gruppo Coin la proposta di ospitare nei grandi magazzini Coin alcune aziende dell’ex Centergross.
La tavola rotonda di oggi ha piacevolmente sorpreso stampa e addetti ai lavori per la concretezza. D’altra parte a parlare di Fast Fashion c’erano pezzi da novanta del settore moda: oltre a Beraldo, Marco Agnolin, direttore generale di Zara Italia - che raramente appare in pubblico per la ben nota politica aziendale di riservatezza del colosso Inditex -, Beppe Angiolini, presidente della Camera Nazionale dei Buyer (che riunisce una novantina dei migliori multimarca del lusso italiani) e titolare delle boutique Sugar di Arezzo e Simona Segre Reinach, antropologa culturale docente allo Iuav di Venezia.
A far gli onori di casa, il presidente di CenterBOx, Adriano Aere (titolare anche della società Imperial), che ha riassunto la forza delle aziende della fast fashion italiana: “Ogni giorno ci occupiamo di moda con grande passione e una velocità di reazione garantita dal fatto che realizziamo i nostri capi in un raggio d’azione al massimo di 100 chilometri”.
Proprio la capacità di rispondere nel minor tempo possibile alle esigenze del mercato, e se si è bravi anticiparle, è stato tra gli argomenti clou del meeting. Beppe Angiolini ha addirittura evidenziato la necessità di rivedere i tempi dell’intero fashion system “perché ormai iniziare a vendere a giugno le proposte invernali e a novembre quelle estive non ha proprio più senso”.
Beraldo ha colto la palla al balzo per ribadire che con gli estremi anticipi delle collezioni non si è fatto altro che riversare la maggior parte del rischio d’impresa sull’ultimo anello della catena, ovvero i retailer. E che pertanto un ritorno a ritmi in sintonia con le dinamiche reali di sell out è più che auspicabile.
In quest’ottica torna in primissimo piano il valore della fast fashion, un po’ offuscato negli ultimi anni dallo strapotere del programmato. “Premesso che abbiamo molto in comune con le aziende del CenterBox - ha detto Marco Agnolin - è inevitabile che gli scenari futuri saranno sempre più contraddistinti, da un lato, dai marchi dell’alto di gamma, che hanno l’indiscusso pregio di tracciare i macro-trend, dall’altro dalla moda veloce, estremamente vicina al consumatore finale e favorita da tempi di reazione molto brevi. Senza mai perdere di vista il rapporto qualità-prezzo”.
“In Italia - ha precisato Simona Segre - la forte focalizzazione sul prêt-à-porter ha fatto sì che ci siano voluti molti anni per arrivare a una discussione come quella di oggi: la fast fashion adesso è passata da modello produttivo a modello culturale, perché in grado di rispondere meglio alle esigenze del sociale”.
Infine, a livello di proposte, Beraldo si è dichiarato disposto a offrire, nello store Coin di prossima apertura a Belgrado, un piano alle aziende del CenterBox. Idea accettata favorevolmente da Aere, che si è detto disposto a valutarne la fattibilità. Inoltre il presidente di CenterBOx ha sottolineato l’importanza di fare “massa” e creare sinergie tra i vari centri all’ingrosso, in particolare con il Cis di Napoli e il Centro Tessile Milano.
e.c.
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