Oreficeria-gioielleria made in Italy: il trend è ancora negativo

Congiuntura ancora sfavorevole per l’industria italiana dell’oreficeria e gioielleria. Le statistiche che si riferiscono ai primi mesi del 2004, pubblicate dall’associazione di categoria Federorafi, evidenziano un calo sia dell’export (che riguarda i 2/3 di quanto viene realizzato nel nostro Paese) sia della produzione.
Nelle rilevazioni dell’Istat, la produzione segna un –1,3% nel primo trimestre, seppure con cenni di recupero. Quanto alle esportazioni nei primi due mesi dell’anno, significativo risulta il dato dell’oro indossato: -17,9% in valore e –15,6% in quantità, numeri sintomatici di come le aziende abbiano sacrificato i margini pur di mantenere quote di mercato.
Tra i buyer meno ricettivi Federorafi elenca gli Stati Uniti (25% del fatturato estero), dove l’export ha accusato un –27%. Deludenti anche le performance di Hong Kong, Emirati Arabi, Messico, Panama e Svizzera. Fra i Paesi extraeuropei va in controtendenza la Cina, mentre in Europa emergono i progressi a due cifre di Francia (+21,6%), Regno Unito (+20,7%) e Spagna (+15,5%).
In preoccupante aumento le importazioni, che nel bimestre gennaio-febbraio hanno segnato un +19% in valore. I maggiori Paesi fornitori sono stati Hong Kong, Tailandia, India e Regno Unito (a sua volta importatore dall’India). Tra le realtà emergenti le ricerche indicano il Vietnam e l’Indonesia.
Per il rilancio del comparto i distretti dell’oreficeria individuano, fra le priorità in difesa del Made in Italy, l’obbligo della marchiatura d’origine per i prodotti provenienti dai Paesi Extra-Ue, il controllo doganale sulle importazioni, accordi internazionali a livello governativo e con la distribuzione locale per impedire la commercializzazione all’estero di gioielli falsi made in Italy. E ancora: iniziative in ambito Wto per una effettiva reciprocità di trattamento a livello di tariffe doganali e per abbattere gli ostacoli non tariffari negli interscambi commerciali con i Paesi concorrenti.
e.f.
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