Osservatorio sulla calzetteria donna: l'export non basta a salvare i conti del settore

Anche per la calzetteria femminile il 2009 è stato un "annus horribilis": lo ribadiscono i dati elaborati dal Centro Studi di Sistema Moda Italia e presentati ieri a Castel Goffredo (Mantova), durante un incontro cui hanno preso parte i player del comparto e gli esperti di Smi. Il fatturato è calato del 9,4% rispetto al 2008 e il commercio con l'estero, che pure rappresenta il 63% dei ricavi del settore, ha incassato un -8%.
Dati indubbiamente negativi - tra l'altro i consumi nazionali hanno segnato un -11,3% -, ma meno drammatici di quelli del tessile-moda, che l'anno scorso ha perso circa il 16,5% del turnover, riducendo le esportazioni del 20% circa. Tra l'altro, non va dimenticato che l' "Italian hosiery" può contare su una quota del 20% sull'export mondiale, contro il 42% circa della Cina, che peraltro ha potenziato l'import dal nostro Paese del 1.342%.
In occasione del meeting di ieri sono state anche tracciate le prime coordinate sul 2010: secondo un'indagine campionaria condotta da Smi, nel primo trimestre si assisterà a un leggero ribasso del giro d'affari (-1,6%, con un -3,1% sul territorio nazionale), ma anche a un +2% negli ordinativi oltrefrontiera. In discesa dell'1% l'occupazione, contro un -5% del tessile-moda.
Gli operatori non rinunciano comunque all'ottimismo: l'87,5% del panel esaminato da Smi si aspetta una stabilità o un miglioramento della situazione e la compagine dei pessimisti si assottiglia rispetto al 2009, dal 36,4% al 12,5%. Il Centro Servizi Calza ha individuato sei sfide per il futuro: il calmieramento dei costi di produzione; il mantenimento, se non il rafforzamento, del vantaggio competitivo dell'eccellenza italiana; la tutela delle competenze del "saper fare", arma preziosa per affermarsi nel mondo; la formazione e l'innovazione aziendale; l'attenzione all'ambiente sociale e allo sviluppo delle nuove generazioni; gli investimenti sui mercati stranieri, soprattutto emergenti.
a.b.
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