Parigi: Giorgio Armani in pole position all'haute couture

È stato Giorgio Armani, con la sua collezione Privé, ad aprire stamattina le danze dell’Alta Moda parigina. Il calendario di quest’anno, distribuito su tre giornate, offre uno spettacolo ridotto rispetto ai fasti di qualche anno fa.
Sono sedici le Maison che presentano le collezioni per la primavera-estate 2006. Di queste, due sono "membri corrispondenti" (Valentino e Armani) e cinque "membri invitati": Anne Valérie Hash, Christophe Josse, ex direttore artistico di Torrente, il portoghese Felipe Oliveira Baptista che ha fatto il proprio debutto la scorsa stagione, il libanese Elie Saab e il trio bulgaro-portoghese On aura tout vu.
Tra i momenti forti di oggi - oltre al già citato Armani nella sede della molto chic rue Lauriston e a Christian Dior al Polo de Paris - da citare in serata Valentino, all’Accademia di Belle Arti. Domani, nel Grand Palais da poco riaperto dove già aveva sfilato con il prêt-à-porter, toccherà a Chanel, in calendario alle 11.30. Lo show di Christian Lacroix è previsto nel pomeriggio alle Belle Arti, a cui il fashion designer è affezionato, mentre Givenchy (affidato, anche per quanto riguarda il "super lusso", a Riccardo Tisci) scenderà in pista alle 20 al Musée Bourdelle.
Mercoledì occhi puntati su Jean Paul Gaultier, in rue Saint Martin alle 12.30 mentre la conclusione (alle 15.30 sempre alle Belle Arti) spetta alle proposte sexy di Elie Saab, il sarto delle principesse medio-orientali e delle star di Hollywood. Riflettori accesi mercoledì anche su Adeline André e Frank Sorbier, che hanno fatto il proprio ingresso fra i membri della Haute Couture lo scorso anno.
Ma non sono mancate le defezioni, per esempio quella di Jean-Louis Scherrer, che intende affilare le armi sul prêt-à-porter: lo stilista, pur facendo parte delle Maison che hanno sempre, storicamente, portato alto il blasone della moda francese, questa volta passa la mano. Del resto, in Francia le Case di haute couture erano 106 nel dopoguerra, una ventina negli anni Novanta e oggi siamo ad appena una decina. Eppure il presidente della Fédération, Didier Grumbach, rifiuta anche solo l’idea di un declino del settore. "Non è la fine – ha recentemente dichiarato all’agenzia France Presse - ma solo un cambiamento di prospettive: non dimentichiamo che un tempo il prêt-à-porter non esisteva e, comunque, non aveva le prerogative e il ‘savoir faire’ che possiede oggi".
In sintesi, il problema non sarebbe nella mancanza di clientela. Quella che può permettersi un modello su misura esisterebbe tuttora, solo che ha cambiato non soltanto la nazionalità (Russia e i Paesi dell’Estremo Oriente in testa), ma anche il circuito all’interno del quale sceglie i propri vestiti. Ma il direttore di una grande Casa francese, che vuole restare anonimo, non usa mezzi termini. "Cessiamo di essere ipocriti - dice -. L’alta moda serve soprattutto a far vendere i profumi e tutto il resto oltre l’abito".
g.p.
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