Parigi: McQueen in passerella guarda a epoche passate

Alexander McQueen lavora sempre per stupire e s’ingegna per cercare nuove idee. Questa volta ha guardato indietro, ad altre epoche e al suo stesso passato, ha attinto dal proprio archivio per trovare nuove possibili ispirazioni e sublimare l’arte del riciclo.
E per dire tutto questo ha fatto costruire al centro della pedana un’altissima pila di “ferri vecchi”, pezzi delle sue sceneggiature, fra candelabri, parti di automobili scassate, sedie e altre cianfrusaglie ammucchiate come un passato talvolta sinistro e quasi sempre ingombrante.
Intorno a questo totem hanno cominciato a girare modelle vestite con pezzi iconici della haute couture del 20esimo secolo. Sembrava insomma di assistere a una sfilata di Dior, piuttosto che di Givenchy con tanto di tailleur a macro pied-de-poule in bianco e nero, vitini di vespa e baschine enfatizzate.
McQueen si diverte a ri-lavorare i suoi pattern vintage, perché pantaloni trasformati in giacche e gonne in cappotti ricomincino una nuova vita. Ma l’incedere difficile delle modelle su zeppe altissime come quelle delle geishe hanno reso l’atmosfera poco gioiosa, appesantita da labbra a canotto rosso purpureo e cappelli improbabili a forma di abat-jour, ombrellini, plastica nera e lattine vuote.
Qua e là si intravedevano pezzi molto belli, ma l’immaginario creativo dello stilista, questa volta, non ha lasciato la consueta sensazione di magnifico stupore.
l.se.
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