Parigi: in passerella da Valentino una sintesi tra i grandi plus della griffe e la modernità

Oggi a Parigi è andata in scena la prima prova di prêt-à-porter di Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli per Valentino. Nelle sale de la Cité de l’Architecture et du Patrimoine faceva gli onori di casa l’amministratore delegato Stefano Sassi. "Siamo tranquilli, stiamo lavorando" ha detto.
Sulla passerella a specchio lunga 180 metri si sono alternate 40 ragazze, che hanno sfilato fra statue sospese alle pareti, colonne, capitelli e portali di chiese. “Come per l’alta moda, prima tappa di questo nostro percorso, l'obiettivo è quello di riportare i valori chiave di questa maison all’interno dell’azienda”, hanno dichiarato i due stilisti, che lavorano insieme da oltre 18 anni. “Non abbiamo voluto una collezione romantica ma decisa”, hanno aggiunto. L’immagine finale che ne è scaturita è fresca e moderna.
Fra i pezzi più significativi, gli abiti con drappeggi laterali, ora al punto vita ora su una spalla, la cappa stampata leopardo con altissimo bordo di volpe, il tailleur cammello con la giacca mossa da un pannello laterale arricchito da un ricamo di cristalli.
I due designer aspirino a una sintesi perfetta dei grandi plus di Valentino, coniugati con le istanze della modernità. In questo senso vanno letti i vestiti da giorno drappeggiati con effetto grafico e non romantico, l’assenza di fiocchi e di volant, meno decori ma più lavoro di tagli e di pulizia. Persino i ricami, pochi, sono stati eseguiti utilizzando pietre “rotte” per ottenere meno brillantezza e più tridimensionalità.
Il ricorrente serpentello delle spille, delle fibbie delle cinture e delle chiusure delle clutch riportava alla memoria uno dei motivi storici ripresi dall’archivio Velentino.
“Questa sfilata sa di moderno, pur rispettando l’artigianato tipico del nome” ha affermato Roberto Trapani della boutique Vertice di Torino. “Nessuno ha voluto rischiare, ma non ci sono state cadute di stile. Strepitose le pellicce. I due stilisti sono bravissimi ma non devono dimenticare che Valentino è sempre stato istituzionale e allo stesso tempo 'cattivello' e provocatore”.
In effetti i pezzi più eclatanti sono proprio le pellicce: in visone sfumato nelle varie tonalità dei verdi, in marabù ottanio con cintura gioiello, o color champagne che intensificava verso il marrone.
Cosa è mancato? Forse quell’inconfondibile movimento che avevano gli abiti di Valentino, la loro sensualità e leggerezza. Ma in questa stagione di rigidità assolute, economiche in primis, sono proprio i tessuti corposi e solidi a dominare le passerelle. Per ora Chiuri e Piccioli, che dichiarano di ammirare Miuccia Prada, mantengono fede alle loro parole. Stamattina hanno detto: “Non vogliamo fare solo una bella sfilata, ma un grande progetto”. La strada è lunga, il primo esame nel prêt-à-porter superato con la sufficienza. Per la lode, bisogna ancora lavorare.
l.se.
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