Parigi: nella giornata di Saint Laurent, anche Valli rende omaggio al couturier

Ieri, nella giornata in cui sfilava la collezione Yves Saint Laurent disegnata da Stefano Pilati, curiosamente il couturier si è "materializzato" sulla passerella di un altro italiano, Giambattista Valli.
Il motivo? Lo si comprende dal cartellone che nel backstage esprimeva il mood del défilé di Valli. Tre le parole chiave - “Opium, Obsessive, Eccentric” - e una serie d’immagini esplicite, a partire dalla foto del grande Yves.
In primo piano anche il ritratto della marchesa Casati con un’acconciatura di penne di pavone in un dipinto del Boldini, il maestro della Belle Epoque. “Non m’interessa la sua moda ma il suo universo, il suo eclettismo, il suo collezionismo senza regole”, dichiarava ieri lo stilista, la cui linea è prodotta dal Gruppo Gilmar, che alcuni danno come possibile candidato alla successione di Karl Lagerfeld da Chanel. Voci, s’intende, che esprimono però quanto sia alto il gradimento del designer romano a livello internazionale. Molte le proposte nuove da Valli, che fa dei contrasti la sua dialettica preferita e che, nonostante le sue intenzioni, profumano di una magnifica collezione russa che Saint Laurent aveva fatto nel 1976: il corto dei bellissimi caban couture e il lungo di abiti ammorbiditi da pince o stretti da cinture di cordonetti da tenda. La sontuosa enfasi delle maniche e la sottile linearità della silhouette. La luce dei top in tessuti laminati oro e lo spessore delle lunghe gonne in mohair a macro quadri in bianco e nero. Il rigore dei profondi uniti contrapposti ad alcune stampe sontuose, fra le quali un motivo gioiello color smeraldo sul nero. E il forte intervento di piume di pavone come decoro o come materiale per realizzare una lunga pelliccia.
Le piume portano pene, dicono i superstiziosi, ma per Valli questo non è tema di conversazione: “Io non credo a queste cose e se mi piace una materia la uso” ha detto, aggiungendo che per lui questa crisi significa soprattutto grande cambiamento. Positivo ovviamente.
Tutt’altro film da Yves Saint Laurent, su una passerella dominata dalla semplicità del guardaroba cittadino e dall’allure tutta francese secondo la visione di Stefano Pilati, che dal mitico couturier ha attinto elementi codificati come la pelle nera, la camicia bianca sulla gonnellina o sui pantaloni di flanella grigia, lo smoking. Il tutto senza cadere nella tentazione di riferirsi a questa o a quell’epoca.
I blazer, per esempio, importanti sopra e più sottili verso il basso, si portano su pantaloni maschili e su gonne a pannelli. Perfette le uscite finali con l’abito tuxedo nero, rigoroso e glam, decisamente senza tempo.
l.se.
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