Parigi tra suggestioni letterarie, guerriere rock e romantiche vestibilità

Si è inaugurata con uno stilista italiano la settimana del prêt-à-porter femminile di Parigi, nove giorni per un totale di circa cento sfilate. Marco Zanini ha presentato la sua prima collezione per Rochas portando sotto i riflettori, nella giornata di mercoledì 30, l'eleganza nostalgica dell'Indocina, in un'atmosfera sensuale ispirata a L'Amante di Marguerite Duras (nella foto, un momento della sfilata).
Una linea, quella per la prossima stagione calda, pensata dal designer ex Dolce e Gabbana, Versace e Halston come operazione “contro il volgare, l'aggressivo e l'urlato”. Ecco, allora, entrare in scena giacche sartoriali, sciancrate e iperfemminili, sobrie gonne al polpaccio, casacche soffici e preziosi accessori hand made, a partire dai reggiseni tricot.
Nella location dell’Hotel de Crillon, il giorno successivo, la donna grafica e scattante disegnata da Nicolas Ghesquière per Balenciaga. Lo stilista ha voluto andare “back to the root”, mescolando l’avanguardia della ricerca tecnologica con uno spirito rough, più spontaneo e primitivo. Il risultato? Una riuscita contaminazione che riesce a infondere forza e grinta alla collezione attraverso esperimenti materici sofisticati e intuizioni artigianali, come lo chiffon unito alla pelle dei top o l’effetto stuoia delle lavorazioni a intrecci nella pelle delle mini. Immancabili i boot, coordinati a ogni otufit.
Sulla pedana di Balmain, poco più tardi, entrano on show le guerriere rock immaginate dallo stilista della griffe, Christophe Decarnin. Il camouflage è di rigore, ma è fatto di paillette e dunque esalta, invece che nascondere, la figura femminile, peraltro strizzata in cargo aderenti come legging e magliette fascianti, spesso e volentieri segnate da profonde lacerazioni. I dettagli rimandano agli anni Ottanta: le spalle larghe, diritte e un po’ alzate, le scollature asimmetriche dei mini dress e i drappeggi degli abiti-peplo molto disco-punk-rock.
Una prima prova ben riuscita anche per Peter Copping. Per il suo esordio come head designer di Nina Ricci (il quinto in nove anni dopo Theyskens, Lars Nilsson, James Aguiar e Nathalie Gervais) Copping stesso ha spiegato di essersi concentrato sui “signature code” della maison: nastri, pizzo, lingerie. La sua femme, avvolta da tinte pastello, è di conseguenza leggera, femminile, romantica, ma non rinuncia alla vestibilità, sempre all’insegna del confort.
m.g.
stats