Paris Group: alla Itc di Bologna lavoratori in allarme

Ieri Paris Group, proprietario della Gianfranco Ferré, avrebbe comunicato ai sindacati l'intenzione di interrompere fino alla fine di dicembre 2012 l'attività di prototipia e modellistica della Itc, storica fabbrica di Bologna che fa parte della griffe. Alla base della scelta strategica il crollo delle vendite.
Secondo i sindacati, per 23 lavoratori dell'Itc (Gruppo Ferré) sarebbero in arrivo lettere con l'annuncio della cassa integrazione a zero ore, primo passo - sempre in base alla testimonianza delle rappresentanze - verso l'interruzione dell'attività di modelleria, cad e sartoria nello stabilimento bolognese.
"Con questa decisione - ha commentato a fashionmagazine.it Roberto Guarinoni della Filctem-Cgil - la proprietà ha violato gli accordi presi in fase di acquisto dalla gestione commissariale, che prevedeva il potenziamento dell'impianto". Ma Paris Group, attraverso il suo legale, smentisce: "Non si dismette un bel niente". "Per ora nessuno è in cassa integrazione e l'azienda non ha ancora preso nessuna decisione. Ne discuteremo correttamente con i sindacati", ha precisato l'avvocato Giuseppe Strano all'Ansa, sottolineando che il ricorso alla cassa integrazione è legato a un cambiamento di scenario "che non riguarda solo il gruppo Ferré, ma tutti". "La prototipia (e non la produzione vera e propria, che è da sempre esternalizzata) non è un processo continuativo - ha aggiunto -. I dipendenti possono essere messi temporaneamente in cassa integrazione".
Una risposta che non convince le maestranze. "Chiederemo comunque un tavolo presso il ministero, affinché siano rispettati gli accordi presi al momento dell'acquisto - ha detto Guarinoni della Filctem-Cgil -. Con noi l'azienda ha già parlato esplicitamente di cassa integrazione fino al dicembre 2012. Il che presuppone il decentramento dell'attività svolta presso Itc, un provvedimento al quale è stato fatto un accenno specifico".
Quando lo scorso anno la Ferré era stata acquistata dal magnate arabo Abdulkader Sankari, erano stati garantiti un investimento di 100 milioni di euro e un piano che prevedeva l'apertura di negozi in Medio Oriente e in Russia, nonché il mantenimento della produzione nei capannoni bolognesi che furono di Franco Mattioli, ex socio di Gianfranco Ferré.
"Diventerà un'importante piattaforma industriale", aveva promesso Abdulkader Sankari. Subito dopo l'acquisizione, però, erano sorti i primi problemi per i 100 dipendenti dell'impianto di via Stendhal, oggi ridotti a 55.
"Ora la proprietà vuole affidare a terzi la realizzazione dei prototipi, adducendo come giustificazione della scelta il crollo verticale dei fatturati", ha spiegato Guarinoni, che ha anche annunciato di aver chiesto un incontro con il ministero dello Sviluppo Economico. Intanto i lavoratori della Ict hanno dichiarato una prima azione di sciopero, con presidio domani dalle 11 alle 13 di fronte allo stabilimento.
an.bi.
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