Partite le trattative per il Contratto nazionale della moda: Smi chiede più flessibilità

Hanno preso il via oggi, a Milano, le trattative tra Smi e i sindacati Cgil-Cisl-Uil per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, che riguarda circa 500mila impiegati. Mentre il settore sta per chiudere l'anno con 26mila addetti in meno, Michele Tronconi, presidente di Smi, propone di cercare soluzioni nuove, "evitando che la cura dimagrante imposta dalla crisi si trasformi in anoressia".
Secondo le stime di Sistema Moda Italia, il 2009 vedrà un calo del 16,5% del fatturato e una contrazione del 40% del saldo commerciale (su cui pesa un -20% dell'export), con una sofferenza più marcata per i settori a monte della filiera.
“Se si vogliono mantenere i posti di lavoro - ha affermato Tronconi - bisogna chiedersi cosa fare per non chiudere le aziende. Non solo, occorre trovare il modo di aiutarle a crescere”. “Anche per questo il nuovo contratto collettivo dovrà procedere come quando si va in montagna, misurandosi col passo delle imprese che fanno più fatica - ha aggiunto -. Considero come obiettivo fondamentale da perseguire la flessibilità aziendale, intesa come capacità delle imprese di adeguare tempestivamente struttura e capacità produttiva alle mutevoli richieste dei mercati. Dovremo però puntare a scelte che non coinvolgono solo la responsabilità delle parti sociali, ma anche del Governo”.
A proposito di “quanto può fare il Governo, per non lasciare sole le imprese”, Tronconi si è detto preoccupato per le dichiarazioni di questi giorni in cui il tessile-abbigliamento sembra, ancora una volta, dimenticato, mentre si conferma l'impegno a rinnovare gli aiuti a chi già ne ha beneficiato. “Per difendere il potere d'acquisto delle famiglie è necessario un intervento dall'esterno in termini di defiscalizzazione e decontribuzione - ha spiegato il presidente di Smi -. Spetta alle autorità decidere se la moda meriti o meno di essere ascoltata in questo momento, cruciale per il suo futuro”. “Non bastano - ha concluso - la stima o l'invito all'ottimismo per finanziare gli investimenti o pagare gli stipendi quando arretrano i ricavi: è necessario che le parole siano supportate da fatti concreti”.
Dopo l'incontro di oggi Smi e i sindacati hanno concordato di riaggiornarsi il prossimo 15 gennaio.
e.f.
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