Pelletteria: sul 2002 "ottimismo ragionevole"

Il 2002? Per la pelletteria sarà un anno all’insegna di un ottimismo ragionevole. Almeno per le aziende in grado di rinnovarsi e di investire in comunicazione e distribuzione. È il messaggio emerso stamattina durante la presentazione del prossimo Mipel. Dopo la batosta dell’11 settembre con l’attentato alle torri gemelle che ha determinato un momento di sosta forzata, ma non – a tutt’oggi – un calo catastrofico dei consumi, si tirano le somme e si guarda al futuro. “L’attitudine psicologica del mercato è senz’altro positiva”, ha dichiarato Giorgio Cannara, presidente Aimpes. “Un’esperienza durissima - ha aggiunto l'imprenditore Francesco Pellati - porta ad apprezzare ancora di più quello che si ha intorno e a reagire con entusiasmo e rinnovata voglia di vivere. E quindi anche di consumare beni di lusso". Questo elemento, unito ai numeri tutt’altro che negativi che hanno segnato il 2001 (export: +13% in valore e + 6,4% in quantità), non può che essere di buon auspicio per le sorti del settore pellettiero.
Un settore, peraltro, penalizzato da una struttura ancora molto squilibrata, composta da grandi aziende con brand forti che monopolizzano il mercato e da piccole e medie imprese, in buona parte a conduzione familiare. Nei casi dove non è ancora avvenuto il ricambio generazionale, e quindi la mentalità è quella artigianale, risultano maggiori le difficoltà per mantenere quote o crescere. Dove, invece, i giovani sono entrati nel management con una visione gestionale moderna e aperta, che punta su comunicazione e distribuzione diretta, il marchio ha acquistato rilievo e credibilità. È il caso di nomi come Coccinelle o Furla che con coraggio, determinazione e lungimiranza hanno trasformato la propria struttura produttiva e distributiva.
l.sc.
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