Pellicceria made in Italy: dati poco esaltanti, futuro all’insegna della stabilità

Il comparto della pellicceria italiana ha chiuso il bilancio economico del 2007 con dati in lieve flessione rispetto all’anno precedente. In miglioramento le previsioni per il futuro.
Secondo l’indagine annuale condotta da Pambianco Strategie d’impresa per l’Associazione Italiana Pellicceria (Aip) su un campione rappresentativo del 75% delle aziende, lo scorso anno il valore wholesale del settore è stato pari a 957 milioni di euro (sostanzialmente in linea con i 955 milioni del 2006), mentre il valore façon (ovvero alla produzione) è sceso del 3%, passando da 750 a 725 milioni.
Per il 2008, il valore wholesale (che tiene conto del ricarico della produzione effettuato da parte delle griffe e dei marchi di abbigliamento prima del passaggio alla distribuzione) dovrebbe progredire leggermente, arrivando a quota 960 milioni di euro.
“La calda stagione invernale che ha caratterizzato il 2007 ovviamente ha avuto una forte ripercussione negativa sulle aziende più tradizionali – commenta Norberto Albertalli, presidente di Mifur, il salone internazionale della pellicceria e della pelle, a Fieramilanocity da oggi fino al 16 marzo -. E il cambiamento di temperatura purtroppo non è stato registrato solo nei Paesi dell’Europa occidentale, ma anche in un mercato di riferimento come quello russo, dove la colonnina di mercurio si è attestata sugli zero gradi, invece di registrare gli abituali ‘meno’ di stagione”.
“Notiamo comunque con favore – conclude Albertalli - l’attenzione sempre crescente del grande mondo dell’abbigliamento per il nostro prodotto”. Se infatti ai marchi della moda nel 2006 era riconducibile una valore wholesale di 460 milioni di euro (ovvero il 48% del totale), l’anno successivo si è passati a 532 milioni (+11%) e nel 2008 ci si aspetta un ulteriore avanzamento fino a 532 milioni, pari al 55% dell’insieme.
m.g.
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