Piattaforma della moda: l’industria del tessile-abbigliamento punta al dialogo

“La piattaforma sindacale è incompatibile con un rilancio industriale del settore vero e proprio e in alcuni suoi punti va rivista”. Lo ha dichiarato oggi a fashionmagazine.it Roberto Calimani, presidente del consiglio Relazioni industriali del tessile-abbigliamento, commentando il disegno presentato in questi giorni dai sindacati di categoria per il rinnovo del contratto nazionale 2004/2007. Secondo il portavoce dell’organismo che rappresenta Ati, Smi e Associazione tessilivari il sindacato resta comunque il migliore alleato per il rilancio della produzione del comparto.
A questo proposito si ricorda che, tra le proposte di Filtea-Cgil, Femca-Cisl e Uilta-Uil inserite nella piattaforma della moda, vi sono aumenti salariali pari a 92 euro per la fine dei prossimi due anni, un piano nazionale di formazione, una maggiore informazione sui processi di delocalizzazione produttiva e un nuovo inquadramento professionale (vedi fashionmagazine.it del 22 luglio).
Secondo Calimani, tenendo conto di queste richieste, alla situazione di emergenza che il settore sta fronteggiando andrebbero ad aggiungersi ulteriori oneri, quando invece il rilancio del sistema necessita una svolta, possibile solo attraverso un diverso approccio che, uscendo dai particolarismi, mostri una maggiore sensibilità al problema competitività, con concretezza e pragmatismo. Uno dei punti critici della piattaforma che sta per essere varata per fine settembre, per esempio, è quello della formazione. Sul concetto gli industriali non hanno riserve, ma richiedono chiarezza quando si parla di costi: non si deve trattare, infatti, di un ulteriore peso a carico dell’azienda.
“Da almeno quattro anni il consiglio si sta muovendo per dare un contenuto nuovo alle relazioni industriali”, ha affermato Calimani, sottolineando l’impegno degli operatori del settore per un dialogo concreto. “Dai sindacati ci attendiamo però un maggiore senso di responsabilità: le richieste trasmesse non devono ledere la competitività del sistema”. Ricordando che dal ’99 a oggi (l’ultimo contratto collettivo risale a quattro anni fa) lo scenario macroeconomico ha subito notevoli cambiamenti – i tragici eventi dell’11 settembre e l’escalation della Cina come competitor, per citarne alcuni - Calimani ha aggiunto che le relazioni industriali non si possono basare su schemi obsoleti. “Quello che è certo è che per valorizzare il plusvalore del made in Italy (inteso non solo come creatività ma anche come rispetto di regole produttive) la strada va percorsa assieme e sulla base del dialogo”, ha concluso ricordando il confronto pressochè quotidiano con le organizzazioni sindacali, con le quali si sta lavorando su più fronti (non ultimo quello della manodopera femminile e del part-time).
A proposito di collaborazione operativa, va rammentato che recentemente le parti in causa hanno raggiunto una buona intesa su questioni quali il “made in” obbligatorio e la tracciabilità di filiera (vedi fashinmagazie.it del 9 maggio, 26 giugno, 24 luglio), un altro modo per tutelare e valorizzare nel mondo la produzione di casa nostra.
e.f.
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