Pmi della moda in attesa del credit day

In attesa che si sblocchi la questione del fondo di garanzia per i settori industriali in crisi, domani si tiene un altro "credit day", presso il ministero dell'Economia, con tre maxi operazioni sul tavolo, fino a un totale di 22 miliardi di euro. Preoccupazione dei sindacati della moda per la "latitanza" del Governo.
Come anticipato dal quotidiano Il Sole 24 Ore, gli interventi volti a migliorare l'accesso al credito delle imprese, soprattutto di media e piccola dimensione, coinvolgono Sace, la Cassa depositi e prestiti (Cdp) e il Tesoro. In estrema sintesi, il gruppo specializzato nell'assicurazione crediti sarà abilitato, per legge, a garantire il 50% dei finanziamenti alle Pmi erogati dalle banche, usando liquidità a basso costo e a cinque anni messa a disposizione (per la prima volta con queste modalità) dalla Cdp: un'operazione che, si dice, abbia la potenzialità di 4 miliardi. Dopo la firma di una convenzione con l'Abi, la stessa Cassa potrà inoltre usare fino a 8 miliardi di risparmio postale per finanziare, tramite gli istituti di credito, le Pmi meritevoli. Infine il Tesoro inizierà a breve a sottoscrivere i cosiddetti Tremonti bond (vedi fashionmagazine.it del 2 marzo)
Nei giorni scorsi, tuttavia, sullo stesso quotidiano, il presidente di Sistema Moda Italia, Michele Tronconi, ha fatto notare come il fondo di garanzia per i settori industriali in crisi, previsto dalla legge 33 dello scorso aprile e finanziato dal Governo con oltre un miliardo di euro, sia inutilizzato perché le banche non sanno come procedere. Come ha spiegato Tronconi, il fondo è sempre stato gestito da Mediocredito Centrale (Gruppo Unicredit) ma da settembre sarà affidato ad altri. Finora, inoltre, è stato utilizzato soprattutto dai Confidi (le società cooperative di garanzia collettiva fidi). “Adesso che tocca alle banche - ha detto il vertice di Smi - non sanno come fare, si fermano davanti a problemi amministrativi e burocratici: il risultato è che i finanziamenti non li danno”.
Preoccupati sulla mancanza di risposte sul fronte dell'accesso al credito anche i sindacati Filtea Cgil. “Dopo avere aperto il tavolo di confronto con tutto il sistema della moda italiana, ora il Governo latita e non conclude con risposte concrete ed efficaci”, ha recentemente dichiarato la segretaria generale Valeria Fedeli, elencando tra gli interventi necessari anche la lotta alla contraffazione e all'economia sommersa e illegale, nonché operazioni per supportare l'occupazione femminile e del Sud, visti come driver per uscire dalla crisi. Nulla è stato fatto, come ricordano i sindacati, anche sul fronte del raddoppio del periodo della cassa integrazione ordinaria o a livello di sostegni effettivi agli strumenti per trattenere tutte le tipologie di lavoro dentro le aziende. I dati congiunturali riportati da Filtea Cgil mostrano, nel primo bimestre 2009, un -14% del fatturato del settore e un -16% sia della produzione sia dell'export (in valore).
e.f.
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