Poker di talenti per PI Investments

Albino, Sara Lanzi, Gianni Serra e Isabella Tonchi. Sono questi i quattro nomi - scelti per notorietà, cifra stilistica e potenziale riconosciuto dal mercato - entrati nel progetto promosso dal fondo PI Investments e dal suo strategist Stefano Petricca, volto al supporto finanziario e manageriale, insieme al rafforzamento della base produttiva, per giovani griffe dall’avvenire promettente.
Label conosciute e apprezzate, che tuttavia generano turnover “di nicchia” e necessitano di un’infrastruttura imprenditoriale per accelerare lo sviluppo. In pratica, attraverso la PI Investments verranno raccolti 15-20 milioni di euro - diversi investitori internazionali parteciperanno all'iniziativa - per finanziare i quattro business plan, tagliati su misura secondo esigenze e caratteristiche di ogni singolo marchio.
Condizione primaria è che ogni designer ceda il 50% della propria realtà al fondo, che a sua volta creerà una newco con uno o più partner industriali, cui affidare in licenza realizzazione e distribuzione del brand: nascerà così una speciale company dotata di un solido know-how produttivo e gestionale, sintesi delle capacità delle due società che la compongono, adatta a sostenere il percorso di crescita dello stilista.
“Si tratta di un’operazione intesa a creare valore industriale, non speculativa - spiega a fashionmagazine.it Riccardo Antonioni, cui è stata affidata la gestione dell’iniziativa, giunta alle fasi organizzative finali -. Verrà creato valore su più livelli, e questo scaturirà dall’ulteriore affermazione del marchio, dallo sviluppo di sinergie e nuove opportunità per la griffe, collegate alla realizzazione del programma”.
“Un aspetto che caratterizza questo piano è l’aver investito sui business plan, prima che sui nomi, facendo però leva sulle potenzialità che esprimono e tesaurizzando il loro appeal mediatico - sottolinea Stefano Petricca -. Sono piccole realtà, in fase ‘germinale’ di fatturato, che ora per crescere potranno contare su infrastrutture adeguate e su figure di comprovata esperienza e capacità”. “La formula di questo progetto - conclude - rappresenta una scommessa innovativa applicata alla moda e al made in Italy. Abbiamo l’obiettivo di accrescere la visibilità dei marchi e di potenziare la distribuzione: già multimarca al top, come Jeffrey a New York, hanno mostrato interesse e un intento collaborativo. Ci auguriamo di aver individuato i nuovi Armani”. Secondo le previsioni, il break even dovrebbe essere raggiunto fra il terzo e il quarto anno di attività.
d.p.
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