Popai: due giorni dedicati al retail

Giovedì e venerdi scorsi a Milano, presso l’università Iulm, si è svolta la due giorni organizzata da Popai, the global association for marketing at retail, dal titolo "Ordine & Extra-vaganza". In chiusura il convegno su come outlet e shopping center stanno cambiando abitudini e mercato planetario.
Dalla retailization all’e-tail revolution, dal green al travel retail, fino ai temporary format: una full immersion nel mondo della distribuzione e un’analisi degli scenari futuri hanno contraddistinto il convegno Popai, conclusosi con un focus sui mall e sulle cittadelle a prezzo scontato.
Nell’ottica delle ristrutturazioni, delle ri-commercializzazioni e della comunicazione in-store si è analizzato il settore per cercare di dare una risposta alle domande su come sarà il format del futuro e dove verrà realizzato.
“Dietro alla frase malling the world - ha premesso Paolo Lucchetta, architetto e fondatore di Retail design, con sede a Venezia - c’è il fatto che gli shopping center non riuniscono sotto lo stesso tetto solo una serie di negozi, bensì rappresentano un modo di generare città, ovvero sostanza urbana”.
Lucchetta ha quindi citato alcuni degli esempi più significativi di mall al mondo come il MyZeil il Francoforte, il Gyre World Reflector a Omotesando, Tokyo, il Waterfront City a Dubai e l’1111 a Miami.
Il paragone con la realtà italiana, dove non esistono progetti di tale elevatura, è stato immediato, ma Lucchetta confida su possibili sviluppi futuri.
Certo è - come ha sottolineato Davide Cavalieri, general manager di Cavalieri Retailing, con sede a Torino - che nel nostro Paese bisogna fare i conti con format decisamente omologati e ripetitivi: questo è quanto emerso da un’indagine svolta presso i 12 centri commerciali più importante della Penisola.
“In ogni caso il comparto tiene - ha precisato Corrado Vismara, a.d. di Larry Smith Italia a e vicepresidente di Cncc -. Per il nostro campione, che rappresenta il 16% del totale dei centri commerciali, il 2009 si è chiuso con un incremento di fatturato del 3% rispetto all’anno precedente”.
“La sfida degli shopping center - ha fatto notare Pierluigi Sacco, docente di Economia della cultura presso lo Iulm - è che non devono offrire esperienze ripetitive, bensì garantire un consumo ‘espressivo’: insegnare cioé alle persone a dialogare e interagire attivamente con le strutture destinate a shopping e servizi. In altre parole, bisognerebbe costruire in questi luoghi una capacità di narrazione: come se le persone raccontassero la loro storia e se la sentissero raccontare”.
Un approfondimento sull’argomento verrà pubblicato sul numero 1746 di fashion dedicato alla “nuova distribuzione” in uscita il prossimo 23 aprile.
e.c.
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