Prada: l’utile fa un balzo del 33%

Prada Holding archivia il bilancio 2003 con profitti a 36 milioni di euro, in rialzo del 33% rispetto al risultato del 2002. Nonostante il recupero, nella seconda parte dell’anno, le vendite sono invece scese a 1,36 miliardi di euro (1,46 miliardi se valutate a cambi costanti), da 1,57 miliardi del 2002. Nei programmi del gruppo del lusso un’ulteriore espansione geografica, che si concretizzerà con l’inaugurazione di un monomarca a Hong Kong il prossimo mese, cui seguiranno gli opening di un Epicenter Concept Store a Beverly Hills, a luglio, e di una serie di nuove boutique in Cina, Giappone e Corea.
Come spiega la società in una nota, i marchi storici Prada e Miu Miu hanno contribuito a realizzare l’84% dei ricavi nei 65 Paesi coperti dal network distributivo della holding (Jil Sander, Helmut Lang, Genny, Car Shoe e Azzedine Alaïa, per citare alcuni degli altri brand in portafoglio). La distribuzione geografica del fatturato è rimasta bilanciata: il 24% è stato generato dall’Italia, il 27% dal resto d’Europa, il 23% dal Nord America e il restante 26% dall’area Asia-Pacifico (Giappone incluso).
Confermato dai vertici, inoltre, l’obiettivo di ridurre il debito a una cifra inferiore ai 300 milioni di euro per la fine dell’esercizio in corso (675 milioni alla fine del 2003), come anticipato da fashionmagazine.it lo scorso 26 marzo.
Mentre il primo trimestre del nuovo esercizio esordisce con un +67% del turnover relativo alla Cina (+24% negli Stati Uniti, +22% a Singapore e +7% in Europa), l’amministratore delegato Patrizio Bertelli si è dichiarato certo che la strategia intrapresa, focalizzata sull’innovazione di prodotto, consentirà al gruppo Prada di rafforzarsi e crescere su tutti i mercati.
e.f.
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