Presentata oggi a Milano una ricerca di Censis sulla moda

È stato presentato stamattina a Milano uno studio realizzato da Censis, in collaborazione con Camera Nazionale della Moda Italiana e Centrobanca: "Crescere con l’Italian style. Modelli, strategie e trasformazioni delle imprese italiane del tessile e della moda".
“Camera Nazionale della Moda Italiana – ha affermato il presidente Mario Boselli in apertura dei lavori – vuole dedicare questa giornata e questa ricerca agli imprenditori italiani che sanno essere i primi al mondo per visione, determinazione e coraggio imprenditoriale”.
Lo studio, condotto dal Censis su un panel di società di medie dimensioni, ha evidenziato come il comun denominatore di case history di successo del fashion system sia da rintracciare in un’alchimia di fattori gestiti contemporaneamente: componente creativa, innovazione di prodotto, rafforzamento del brand, efficienza della supply chain, controllo delle strutture distributive, intensificazione delle relazioni a monte e a valle della filiera produttiva con clienti e fornitori.
“La novità fondamentale è proprio nella tensione creativa rispetto a tutti questi fattori – ha commentato Giuseppe De Rita, presidente di Censis –. Queste scelte strategiche portate avanti da una minoranza trainante possono essere paradigmatiche per tutte le aziende italiane”.
Nei processi di crescita un ruolo determinante lo giocano anche le decisioni che riguardano il finanziamento dello sviluppo, come ha sostenuto Valeriano D’Urbano, direttore generale di Centrobanca: “Più che il debito, è l’equity la strada giusta per programmi di sviluppo a medio termine”.
È seguita quindi una tavola rotonda in cui Vittorio Missoni (Missoni), Saverio Moschillo (John Richmond), Luigi Zoni (Tessitura Stamperia Luigi Verga) e Domenico Menniti (Harmont & Blaine) si sono confrontati su alcuni dei temi caldi del momento.
A proposito di nuovi mercati, Missoni ha invitato a “non abbandonare aree in sofferenza ma a sostenerli con supporti concreti” e, al tempo stesso, a non fare passi falsi dando eccessiva importanza a Paesi (vedi Cina) in rapido e caotico sviluppo “dove tutto cambia con estrema velocità”.
Moschillo ha sottolineato l’importanza di avere ben chiari la fascia di mercato in cui ci si vuole collocare e i Paesi in cui si vuole penetrare per adeguare strategie, organizzazione e strutture distributive a questi obiettivi. L’imprenditore ha anche invocato una maggiore unità del sistema moda italiano per controbattere le pressioni provenienti dall’estero.
Luigi Zoni ha illustrato le proprie scelte imprenditoriali in direzione della flessibilità, per essere più in sintonia con le esigenze di produttori di alta gamma, mentre Menniti ha invitato i colleghi imprenditori a “non sedersi sulla certezza di essere i più bravi ma a concentrarsi su un’attenzione alla qualità totale nel rispetto del consumatore finale”, la sola strategia che può contrastare la concorrenza straniera.
Piuttosto critici gli imprenditori rispetto alle banche e al private equity, accusati di non essere attrezzati per comprendere le esigenze del fashion system e quindi di non sapere condividere gli obiettivi delle aziende: “La loro prima domanda è: chi è il vostro responsabile finanza? – ha detto Menniti -. La mia è: e il vostro responsabile moda chi è?”.
In conclusione, De Rita ha invitato a riflettere sui possibili macrocambiamenti in atto nel mondo: la crisi negli Usa potrebbe, per esempio, portare “dall’attuale monocentrismo del modello culturale americano a un più complesso policentrismo”, così come “un ceto medio che va depauperandosi nelle economie mature e una middle class che si arricchisce nei Paesi emergenti potrebbero far riemergere quella ‘medietà’ che oggi sembra scomparsa in un mercato descritto come una struttura a clessidra”.
c.mo.
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