Primo bilancio per i saloni milanesi della moda donna

Chiusi ieri sera i saloni della moda femminile a Milano. Affluenza di pubblico concentrata soprattutto nella prima e nell'ultima giornata. Il filo rosso che ha unito le manifestazioni di fieramilanocity e via Tortona è stata l’attenzione ai giovani. A MilanoVendeModa The Street ha offerto una "corsia preferenziale" a 13 emergenti con la promessa da parte dell’organizzazione di ampliare il progetto a partire dalla prossima edizione.
“L’iniziativa ha destato molto interesse – dice a fashionmagazine.it Emanuela Forlin, direttore della rassegna – e siamo soddisfatti di aver dato visibilità a questi marchi, a un costo molto accessibile: 1.500 euro per una vetrina privilegiata di quattro giorni”. Complessivamente sono intervenuti a MilanoVendeModa 8.168 visitatori, di cui il 30% in arrivo da 30 Paesi stranieri.
In via Tortona invece i riflettori erano puntati su più palcoscenici. Da un lato, White con le sfilate nell’area di via Valenza (in pedana Kristian Aadnevik, Mikio Sakabe, Steinunn, Soft Core by Sergio Zambon e Klavers van Engelen) e il concorso Inside (questa volta vinto Daydream Nation, collezione di prêt-à-porter in arrivo da Hong Kong, scelta da Albino).
Dall’altro, il network di Pitti Immagine con Touch! NeoZone e Cloudnine, dove ha destato curiosità il debutto di Valentina De Laurentiis, nipote del produttore cinematografico. La sua collezione di borse, che ereditano i nomi di star di ieri e di oggi, è piaciuta a Michelle Hunziker che le ha fatto visita al salone. L'affluenza finale è stata di oltre 6.100 vistatori, in linea con i livelli della scorsa edizione invernale. I buyer esteri sono stati circa 1.100. Non hanno mancato l'appuntamento boutique al top e deparment store.
Malgrado la moda femminile abbia registrato un incremento delle vendite del 4,8% nel 2007, l’industria di settore avanza con cautela con l’obiettivo di offrire alternative valide alle griffe e al prodotto di massa, puntando su un made in Italy autentico che recupera la sartorialità e la coniuga alle nuove tecnologie. Perché, come dice Vittorio Giulini, titolare di Liolà: “Il consumatore è estremamente intelligente, compra ciò che è nuovo, non ciò che è banale”. “La sfida – aggiunge Lavinia Turra, autrice dell’omonima collezione - è recuperare e rivalutare le capacità delle nostre maestranze, utilizzandole non solo per i campionari ma anche per le produzioni. In questo modo potrebbero sopravvivere alla concorrenza dei giganti asiatici e passare il testimone a una nuova generazione di artigiani, custodi del nostro patrimonio sartoriale”. m.b. e l.sc.
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