Private equity in Italia: più che raddoppiate le operazioni su lusso e tessile

Il lusso è protagonista nel private equity italiano. Nel 2007 il numero di operazioni del comparto è, infatti, salito a quota 12, da 5 del 2006, con un vistoso incremento in termini di valore. Il forte contributo dell'acquisizione di Valentino Fashion Group da parte dei fondi Permira ha, inoltre, fatto salire l'ammontare annuale a 1,5 miliardi di euro, dai precedenti 143,4 milioni. In progresso anche il settore tessile.
Dal momento che in tutto l'anno gli investimenti del private equity attivi in Italia hanno totalizzato 4,2 miliardi di euro, il lusso si rivela il comparto di maggiore peso, con una quota del 37%, nelle performance elaborate dalla Camera di Commercio di Milano su dati forniti da Aifi (Associazione italiana private equity e venture capital) e dalla società di consulenza PricewaterhouseCoopers. Seguono i beni di consumo (11,8%) e il settore manifatturiero (9,1%), mentre il tessile copre lo 0,3% del totale, con un valore di 14 milioni di euro (11,7 milioni nel 2006), impiegati mettendo a segno 5 operazioni (dalle 2 dell'anno prima).
Come è emerso alla seconda conferenza annuale sul private equity per le medie imprese - organizzato, oltre che dall'ente camerale milanese e dalla stessa Aifi, anche dalla Camera di Commercio Americana in Italia e dalla National Italian American Foundation (Niaf) - per la prima volta dal 2003 il numero di investimenti è tornato oltre il livello di 300. Le grandi operazioni (quelle con un equity investito superiore ai 150 milioni di euro), in particolare, hanno superato il 50% del valore totale e sono aumentate del 59% rispetto al 2006. Inoltre, gli specialisti del settore si sono concentrati prevalentemente su imprese di taglio medio-piccolo: l'80% delle operazioni, che ha attratto risorse per oltre un miliardo di euro, ha infatti riguardato aziende con meno di 250 dipendenti.
e.f.
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