Prove tecniche di collaborazione tra la Commissione europea e la fashion industry

Su invito di Antonio Tajani, commissario europeo all'Industria e all'Imprenditoria, la European Cultural and Creative Industries Alliance (Eccia) presieduta da Armando Branchini (segretario generale di Fondazione Altagamma) ha discusso in questi giorni le esigenze e le criticità della fashion industry. Tra le ipotesi di collaborazione, quella di far diventare le cinque associazioni di Eccia un advisory board di alto livello in materia di competitività.
In più si è parlato della creazione di un osservatorio europeo sul mercato del lusso e della realizzazione di un secondo studio sull'importanza del luxury sector in Ue e sulla sua relazione con il turismo. La definizione dei criteri di questo report sono stati discussi in mattinata nel corso di una conference call, mentre a proposito della prima ricerca sul fashion si sa che è ancora in fase di realizzazione e che, con ogni probabilità, sarà resa nota entro il 2012.
Fondata nel 2010 da Comité Colbert (Francia), Fondazione Altagamma (Italia) e Walpole British Luxury (Regno Untio), quest'anno la Eccia mostra un fronte ancora più compatto, avendo accolto al suo interno il Circulo Fortuny (Spagna) e Meisterkreis - Deutsches Forum für Luxus (Germania).
Al lunch recentemente organizzato dal commissario Tajani, gruppi di spicco come Chanel, Christian Dior, Emilio Pucci, Harrods, Loewe, Moser, Max Mara e Thomas Pink hanno fatto presente che l'accelerazione del settore è legata a fattori quali il sostegno all'occupazione (con particolare focus sull'artigianalità) e all'export (facendo leva sul turismo e il libero scambio), la crescita online ma anche l'innovazione nell'ambito delle Cultural and Creative Industries (CCIs) e il supporto ai consumatori, così che tutti possano beneficare di un innalzamento degli standard.
I marchi europei rappresentano il 75% del mercato del lusso mondiale e tra le 25 società top del settore, 17 hanno sede in Ue. Secondo l'Eccia, inoltre, il personal luxury goods market resta un motore di sviluppo superando, in termini di consumi nel mondo, i 170 miliardi di euro e impiegando da 800mila a un milione di addetti (nei dati del 2010). Il 70% della produzione, che continua a essere made in Europe, è esportato al di fuori dei confini dell'Unione.
e.f.
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