Quale futuro per i centri commerciali?

Oggi al tradizionale Christman Meeting del Cncc (Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali) si è parlato del futuro del settore: l’innovazione resta la leva vincente per gli shopping e gli outlet center. Non è tuttavia ancora ben chiaro in quali format e modalità si tradurrà (nella foto il nuovo Forum Palermo).
Senza dubbio la crisi offre l’innegabile opportunità a tutto il comparto del retail real estate di ridefinire le proprie strategie e questo può rendere il periodo, anche se critico perché la ripresa stenta ad arrivare, complessivamente stimolante.
Tra i vari interventi in programma nel convegno, tre in particolar modo hanno offerto interessanti spunti di riflessione.
A Luca Pellegrini, ordinario di marketing allo Iulm e presidente di Tradelab, è spettato il compito di affrontare l’argomento della necessità (e dei rischi) derivanti dalla differenziazione dei format.
Dal primo mall americano del 1956 a oggi la formula del centro commerciale si è trasformata ed evoluta, anche se adesso ciò su cui si scommette non è più certo una novità: “Si punta al gigantismo, al retailment, alla teatralizzazione, alla esperienzialità forte - ha detto Pellegrini - ma quanti centri di tale portata possono essere realizzati?. Anche i factory vanno, ma ce ne sono già tanti. Stesso discorso per gli investimenti nel travel retail”.
“A questo punto non rimane che costruire ‘vestiti’ su misura per l’area di insediamento - ha concluso Pellegrini -. Ovvero, non bisogna più guardare a soluzioni standard replicabili ovunque, bensì a progetti fortemente personalizzati, privilegiando l’approccio one to one”.
“Ogni centro commerciale deve essere infatti la risposta al proprio segmento di mercato” ha ribadito Pietro Malaspina, presidente del Cncc, aggiungendo “prima della crisi andava bene tutto, o quasi. Adesso no”.
A livello di previsioni, Davide Dal Miglio, national director capital markets Jones Lang La Salle, ha commentato: “Nei primi tre trimestri del 2009 il mercato degli investimenti retail in Italia è aumentato del 77% rispetto allo stesso periodo 2008, raggiungendo quota 592 milioni di euro. Ma non bisogna illudersi più di tanto perché si tratta prevalentemente di transazioni iniziate l’anno precedente”. “Nel nostro Paese vi sono a tutt’oggi oltre 3 miliardi di euro di asset esistenti in vendita - ha aggiunto il manager - al momento qualche segnale positivo di ripresa si intravede, anche se non è facile capire quando realmente la situazione si sbloccherà”.
Proprio sul dopo-crisi si è concentrato l’intervento di Daniele Pederzoli, professore associato di marketing alla Rouen Business School, illustrando nuove possibili tattiche e strategie per la distribuzione, che non possono ormai più prescindere da una particolare attenzione all’ambiente e all’eco-compatibilità. Ma non solo. È importante investire ulteriormente sulla shopping experience all’interno dei punti vendita creando reali possibilità di interazione tra clienti e prodotti. Inoltre non si devono sottovalutare il concetto di prossimità dell’offerta e quello della multicanalità, per rispondere a nuovi bisogni e abitudini.
e.c.
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