Rapporto R&S Mediobanca: la crisi non scalfisce i big del lusso

Il lusso made in Italy è in ottima salute, nonostante la stagnazione dei consumi e la crisi acuta che imperversa sui mercati. Secondo l'analisi dell'ufficio studi R&S di Mediobanca, che ha passato al setaccio i conti dei principali gruppi della moda italiana (di cui tre quotati), il settore nel 2010 non ha perso punti, ma ha anzi accelerato la corsa.
Giorgio Armani, Dolce & Gabbana, Only the Brave, Ferragamo, Max Mara, Prada, Tod's ed Ermenegildo Zegna formano una squadra vincente che l'anno scorso ha messo a segno ricavi pari a 9,8 miliardi (in crescita del 13,3% rispetto all'anno precedente) e profitti per 814 milioni (+69,7%), con un progresso superiore a quello ottenuto dall'industria manifatturiera nazionale (+8,9%). A essere ricettivi alle proposte delle maison del lusso sono stati specialmente i mercati esteri, con Nord America (+15,4%) e Asia-Oceania (+24,1%) in pole position.
Per gli otto campioni del made in Italy in progress sono state anche le performance negli ultimi cinque anni, dal 2006 al 2010: nell'insieme hanno infatti totalizzato 3,3 miliardi di utili, di cui solo 700 milioni distribuiti ai soci sotto forma di dividendi. Ne è scaturito che 2,7 miliardi sono stati utilizzati per irrobustire il patrimonio: una solidità che ha permesso di premere l'acceleratore anche sugli investimenti, con 1,7 miliardi erogati soprattutto per l'ampliamento del network commerciale.
Il dinamismo del settore è dimostrato anche da altre variabili: nel 2010 l'ensemble di otto griffe ha realizzato un valore aggiunto per addetto pari a 96mila euro, a fronte di un costo medio unitario di 45mila euro, superando il valore aggiunto pro capite di 70mila euro prodotto dal comparto manifatturiero (costo del lavoro per dipendente 41mila euro). Non solo. Il segmento del lusso presenta un rapporto tra debiti e mezzi propri pari ad appena il 16,3%, rispetto al 95,6% della manifattura del nostro Paese.
Secondo l'indagine di R&S l'andamento positivo dovrebbe proseguire anche nell'esercizio in corso, considerati i dati dei primi nove mesi dell'anno delle società quotate in Borsa: gli incrementi sono stati significativi sia per Ferragamo che per Prada e Tod's, protagonisti con crescite a doppia cifra del fatturato su tutti i mercati - rispettivamente del 27,6%, 24,9% e 14,8% - e un miglioramento della redditività. Da gennaio a settembre l'industria manifatturiera italiana (al netto della Chrysler) ha invece incrementato il suo giro d'affari del 9,4%.
a.t.
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